Negli ultimi anni di scuola mi piaceva tanto quello che facevo. Lavoravo su dei sgangheratissimi 486 in un laboratorio che si diceva fosse l'avanguardia dell' innovazione.
Se penso che le macchine su cui lavoravamo avevano 4 mega di ram, già allora volevo morire. oggi a ripensarci ho il sangue da naso.
Ma mi piaceva quello che facevo, Mi piaceva talmente tanto che quando c'erano ore di assenza imprevista dai professori, mentre la quasi totalità dei rincoglioniti (ho scritto quasi!) che avevo in classe giocavano a carte o cercavano di capire l'immensità delle loro cavità nasali io sgattaiolavo dalla classe e mi infilavo in quella stanzetta con quei miseri monitor dalle tinte slavate a disegnare. e mi piaceva la maniera in cui quello che facevo mi stupiva; erano anni in cui mi sentivo veramente un pioniere nella grafica.
La parte difficile e dolorosa arrivava nel momento in cui dovevo presentare ai professori dei lavori al di sopra della media (non ero assolutamente il migliore, ma me la cavavo) rispetto a chi dietro al banco ci stava senza aver capito cosa voleva fare da grande. E non si pensi che affermo questo per una mia presunzione; a distanza d'anni oggi solo i migliori stanno lavorando grazie alla dedizione e all'impegno per quello in cui credevano oggi come ieri. E comunque non spiccavo certo per le mie capacità innate. ci lavoravo semplicemente di più degli altri.
Fatto sta che finiva sempre così. Io prendevo un buon voto, e la maggior parte non riusciva a consegnare il lavoro e prendeva voti di merda. Il più delle volte poi essendoci una media bassa il mio voto si abassava di conseguenza. ma lasciamo perdere.
Ma saltiamo ad oggi, sorvolando su quanto fosse sbagliato per i miei compagni di classe che io mi applicassi di più di loro.
Oggi, dopo quasi 20 anni, nulla è cambiato. Forse è peggiorato addirittura. In quasi tutti i posti di lavoro dove sono stato la gente non si rende conto della fortuna di poter fare di una passione un lavoro. E non sto parlando di lavori noiosi e ripetitivi. Sto parlando di creatività cazzo! Mi è veramente capitato di lavorare con grafici che non hanno voglia di fare il loro mestiere. E quello che non mi piace è che se uno ci tiene davvero alla fine non è giusto che lavori impegnandosi magari più degli altri. Questa cosa mi fa rabbia. e me ne fa tanta, perchè sono convinto ci sia gente che per lo stesso posto di lavoro sputerebbe sangue. E invece no. c'è chi una volta trovato il posto di lavoro se ne frega, fa il minimo sindacale 8 ore. E invece di rendersi conto del ruolo a cui è chiamato e della grande responsabilità che ha guarda male chi ci crede davvero, creando, migliorando, innovando.
Ecco, forse oltre alle ore in più nell'aula di informatica ci credevo anche più degli altri. e sento che ancora oggi e così....per mia fortuna.
Alla fine di quello si tratta, CREDERCI.
Non ti piace il tuo posto di lavoro? ti ci trovi male? Capi cattivi? Vattene! cambia lavoro! e non mi si venga a dire che c'è la crisi. In questi ultimi mesi ho cambiato due lavori e faccio ancora il grafico. Allora il fatto non è che non credi più nel posto di lavoro, il fatto è che non credi più nel tuo lavoro, ed allora trovati un altro posto, cambia genere, largo ai giovani, più affamati, più preparati. per uscire dal paese dei più raccomandabili ed entrare in quelli dei più bravi L'innovazione ha bisogno di idee nuove; per riuscire non c'è bisogno di gente che si lascia trasportare dalla corrente inerme, inoffensiva, tanto per fare.
lunedì 26 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
le memorie di tutta una vita
La stampa sta morendo. Ad un sacco di persone si gireranno le unghie nell'orrore più totale ma è così. parto da un inizio così provocatorio pensando a mia moglie, che quando non è dilaniata dal sonno alla sera apre il suo libro sul comodino e legge. Lei adora leggere. Mi dice che lo fa fin da bambina. E leggere è una grande cosa. E penso a lei quando le ho parlato delle alternative al libro, dei vari visualizzatori di testi alternativi alla carta. Mi ritorna in mente la sua riluttanza nell'accettare che presto i libri saranno pezzi da museo.
Ma del resto è inevitabile. e senza sforare in tutto quello che è contenuto artistico e scaricabile noto come ci troviamo di fronte ad un cambiamento di cui non stiamo realizzando ne l'avvenire ne la grandezza.
Già Bezos di Amazon ha dichiarato di voler permettere a tutti di pubblicare il proprio libro, e quello che mi fa immensamente piacere è il vedere che una trasformazione del mercato ed in senso più lato dell'economia mondiale stanno avvenedo con più velocità di quello che staimo credendo.
Cosa ci sarà dopo lo scaricamento di un libro a pagamento? indubbiamente l'abbattimento di costi di produzione, ma guardando oltre la possibilità ad ognuno di noi di crearsi il lavoro in base a quello che è in grado di produrre. e stiamo parlando di musica, testi, consulenze, filmati, servizi arrivando alla fine a beni venduti direttamente. cambieranno i diritti di pubblicazione, concetti che stanno nascendo in questi anni ( creative commons è solo la punta dell' iceberg) costituiranno la naturale evoluzione di chi oggi pensa ancora di poter fare business sulla creatività altrui.
Ed in base a questo i flussi di domanda ed offerta finiranno di passare per le multinazionali che oggi convogliano ed indirizzano il mercato facendo sorgere i bisogni reali e non quelli fittizzi. Se dall'altra parte del mondo qualcuno creerà un carburante ecologico la rete ci permetterà di poter venire in contatto con chi lo ha pensato facendo correre la notizia e non tenendola oscurata perchè alla base della divulgazione delle notizie ci sarà un mezzo che non potrà essere veicolato da qualcuno.
I giovamenti che questo comporterà andranno inoltre non solo a beneficio di chi contribuirà a tagliare l'intermediazione del mercato, ma spariranno gli spechi produttivi, poichè la produzione sarà on demand e su ordinazione diretta. Gli ingombri, le librerie, gli scaffali di film e musica in tutti i suoi formati e appunto i sopraccitati libri spariranno dalla nostra vista per restare sempre con noi, anche a distanza d'anni sarà bello di poter pensare di non aver la nostra canzone preferita di dieci anni prima solo nei ricordi.
Mi affascina pensare che tutto questo non è poi così distante, anche se prima di abituarci questo forse dovremo abbandonare completamente il bisogno fisico di un supporto. ma infondo anche quella è una questione di tempo che sta inevitabilmente passando :)
Ma del resto è inevitabile. e senza sforare in tutto quello che è contenuto artistico e scaricabile noto come ci troviamo di fronte ad un cambiamento di cui non stiamo realizzando ne l'avvenire ne la grandezza.
Già Bezos di Amazon ha dichiarato di voler permettere a tutti di pubblicare il proprio libro, e quello che mi fa immensamente piacere è il vedere che una trasformazione del mercato ed in senso più lato dell'economia mondiale stanno avvenedo con più velocità di quello che staimo credendo.
Cosa ci sarà dopo lo scaricamento di un libro a pagamento? indubbiamente l'abbattimento di costi di produzione, ma guardando oltre la possibilità ad ognuno di noi di crearsi il lavoro in base a quello che è in grado di produrre. e stiamo parlando di musica, testi, consulenze, filmati, servizi arrivando alla fine a beni venduti direttamente. cambieranno i diritti di pubblicazione, concetti che stanno nascendo in questi anni ( creative commons è solo la punta dell' iceberg) costituiranno la naturale evoluzione di chi oggi pensa ancora di poter fare business sulla creatività altrui.
Ed in base a questo i flussi di domanda ed offerta finiranno di passare per le multinazionali che oggi convogliano ed indirizzano il mercato facendo sorgere i bisogni reali e non quelli fittizzi. Se dall'altra parte del mondo qualcuno creerà un carburante ecologico la rete ci permetterà di poter venire in contatto con chi lo ha pensato facendo correre la notizia e non tenendola oscurata perchè alla base della divulgazione delle notizie ci sarà un mezzo che non potrà essere veicolato da qualcuno.
I giovamenti che questo comporterà andranno inoltre non solo a beneficio di chi contribuirà a tagliare l'intermediazione del mercato, ma spariranno gli spechi produttivi, poichè la produzione sarà on demand e su ordinazione diretta. Gli ingombri, le librerie, gli scaffali di film e musica in tutti i suoi formati e appunto i sopraccitati libri spariranno dalla nostra vista per restare sempre con noi, anche a distanza d'anni sarà bello di poter pensare di non aver la nostra canzone preferita di dieci anni prima solo nei ricordi.
Mi affascina pensare che tutto questo non è poi così distante, anche se prima di abituarci questo forse dovremo abbandonare completamente il bisogno fisico di un supporto. ma infondo anche quella è una questione di tempo che sta inevitabilmente passando :)
mercoledì 14 marzo 2012
Che colpa hanno i videogiochi
Mio figlio ha 4 anni. Quando ne aveva 2 ed appoggiavo il mio
iphone sul tavolo, lui lo prendeva e sapeva usarlo per lanciare le apps e
giocarci. Ora, premesso che non ne vado fiero come chi mette i video del
proprio figlio che gioca con il tablet ad un anno (mai fatto), potrò comunque
sembrare forse irresponsabile nell'affermare che, se oggi mio figlio mi chiede
di giocare 10 minuti alla sera con la playstation (il che equivale a guardarmi
mentre gioco io :P ) Non ci vedo nulla di male.
Ma facciamo un salto indietro.
quando mio figlio aveva un anno, un giorno distante da oggi siedevo su di una
panchina e lo osservavo mentre giocava attorno alla fontana centrale della
piazza principale in città.
All'improvviso, guardando al
mio fianco, ho notato un fratellino ed una sorellina (lo avrei capito pochi
minuti dopo) giocare con due console portatili uno a fianco all'altro. Poi, all'
improvviso, il maschio si alza, va nel vicino negozio di giocattoli con
la mamma trascinandosela dietro di peso, e ne esce con un gioco nuovo di zecca,
si siede di nuovo, e non appena se ne rende conto, la sorellina, inizia ad
urlare che anche lei vuole il gioco nuovo. La mamma corre a prenderglielo. Poi,
rimessi i bambini sulla panchina si mette a parlare con un amica.
Io girandomi di colpo, ho fatto in tempo a salvare da morte certa
mio figlio che stava per tuffarsi in fontana :)
beh...non era certa
forse....
Ad ogni modo che, andando oltre a chi pensa che sia decisamente
paradossale portare tuo figlio al parco con un videogioco in tasca (cosa su cui
non mi soffermo e vado oltre perché condivido in pieno il non farlo) questo
avvenimento mi è restato impresso nella mente fino ad oggi, facendomi
riflettere su quante volte i videogiochi siano stati visti come la peste del
XXI secolo.
E mentre alcuni mi ricordano
quanto i giochi elettronici rincoglioniscano, Il mio pensiero torna a
questa sera, quando mio figlio mi ha chiesto se potevamo giocare. E' forse
questo che mi fa vedere il reale potenziale che i videogiochi (ed in senso lato
della multimedialità) possono avere. Perchè li conosco. Non come la madre che
li comprava per tenere buoni e lontano dal fango i figli.
E so che, come tutte le grandi
scoperte o le grandi mode che poi cambiano le società, anche i videogiochi, vengono
prima contestati e poi accettati.
Ripensando sempre a quel giorno so precisamente cosa non devo fare
come genitore.
Devo informarmi dei passatempi
che mio figlio sceglie, non devo puntare il dito sui videogiochi pensando che
tecnologie morte come la tv abbiano ancora spazio domani nella maniera che mio
figlio avrà di divertirsi, comunicare, informarsi ed informare.
Non credo ai videogiochi come
alla peste, ne penso che sparirà mai quello che ci faceva divertire ieri; non
credo che sparirà mai una bella partita a pallone al parco (o un bagno in
fontana?) o la fantasia nell'assemblare insieme dei pezzi di lego, o ancora il
disegnare su un foglio bianco, ma quello che credo fermamente è che sta al
nostro buon senso insegnare le regole del gioco ai nostri figli, confrontandoci
con loro ed evitando di ricadere vittima del giudizio generazionale che pesava
su chi nei 70 si è messo i jeans, negli 80 guardava la tv (e i porno inVHS)e nei 90
giocava con la playstation.
Ed insegnandogli le regole del
gioco, informandoci a nostra volta molto bene, magari insieme riusciremo ad infrangerle verso il prossimo schema :)
mercoledì 18 maggio 2011
Gli immigrati, una scintilla di innovazione per l’Italia
Di solito non mi piace copiare ed incollare, ma contro chi si rifiuta di capire una prospettiva diversa sulle cose alle volte è illuminante.
Da Wired:
"Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.
Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e...).
Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?
Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli. "
Grazie Riccardo Luna.
Da Wired:
"Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.
Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e...).
Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?
Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli. "
Grazie Riccardo Luna.
giovedì 3 marzo 2011
a new beginning?
Oggi, alcune persone da cui potrebbe seriamente dipendere il mio futuro, piuttosto di farmi tante domande dettate dalla circostanza per cui ero li mi hanno rivolto una domanda che non mi sarei mai aspettato in un contesto come era quello in cui mi trovavo.
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
venerdì 28 gennaio 2011
il senso del buonsenso
In questi giorni in più di un'occasione mi è capitato di parlare con persone in merito ai tempi in cui viviamo, in relazione a quello che vado scrivendo in queste pagine....
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
martedì 4 gennaio 2011
Il peso del mondo
Quello in cui stanno crescendo le generazioni internettizzate (quelle nate quando internet già c'era) è indubbiamente un periodo di transizione. So di non dire nulla di nuovo in realtà, e quanto appena detto mi rende tanto felice quanto preoccupato.
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
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