Di solito non mi piace copiare ed incollare, ma contro chi si rifiuta di capire una prospettiva diversa sulle cose alle volte è illuminante.
Da Wired:
"Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.
Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e...).
Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?
Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli. "
Grazie Riccardo Luna.
mercoledì 18 maggio 2011
giovedì 3 marzo 2011
a new beginning?
Oggi, alcune persone da cui potrebbe seriamente dipendere il mio futuro, piuttosto di farmi tante domande dettate dalla circostanza per cui ero li mi hanno rivolto una domanda che non mi sarei mai aspettato in un contesto come era quello in cui mi trovavo.
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
venerdì 28 gennaio 2011
il senso del buonsenso
In questi giorni in più di un'occasione mi è capitato di parlare con persone in merito ai tempi in cui viviamo, in relazione a quello che vado scrivendo in queste pagine....
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
martedì 4 gennaio 2011
Il peso del mondo
Quello in cui stanno crescendo le generazioni internettizzate (quelle nate quando internet già c'era) è indubbiamente un periodo di transizione. So di non dire nulla di nuovo in realtà, e quanto appena detto mi rende tanto felice quanto preoccupato.
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
venerdì 26 novembre 2010
l'estinzione
I dinosauri moriranno. L'estinzione è un processo che travolge ciclicamente e generazionalmente chi non impara a trovare nuove maniere per stare a a galla. e per stare a galla è sempre meno utile restare al passo con i tempi. Scopriere il presente oggi equivale a boccheggiare, e boccheggiare equivale a dire che hai le ore contate.
Per vivere e non sopravvivere bisogna guardare avanti.
Prendete i giornalisti e l'informazione ad esempio. Trovo sconcertante che in giro ci siano ancora giornali stampati. La carta stampata è vecchia nel momento in cui viene stampata.
La stampa non è più al passo con i tempi da almeno 20 anni. e in questi 20 anni le regole dell' informazione si sono sgretolate, in favore di nuovi media.
Ora i media classici sono un contenitore troppo piccolo per la verità,per l'informazione.
La figura del giornalista è troppo a rischio per elevarsi a baluardo della verità. da qualsiasi parte la si guardi son morti i mostri sacri del giornalismo italiano, e senza fare nomi sono pochi e sempre meno quelli che hanno il coraggio di dire la verità. E la verità è sempre stato un concetto troppo relativo per essere raccontata.
Ma i tempi sono destinati a cambiare. E se anche da molti filosofi e letterati la verità è sempre stata definita come relativa, Pensare che essa non sia assoluta nell'era di internet risulta semplicemente un anacronismo.
Anacronistico perchè se il media è a disposizione di tutti l'informazione è più precisa, più aggiornata, più credibile.
Assieme alle parole quello che viene detto può essere confermato e testimoniato da video, da tracce audio che confermano e documentano la realtà. E quando i media sono a disposizione di tutti, e non a disposizione di pochi c'è la possiiblità di replicare, smentire, capire, costruire un futuro migliore.
Per vivere e non sopravvivere bisogna guardare avanti.
Prendete i giornalisti e l'informazione ad esempio. Trovo sconcertante che in giro ci siano ancora giornali stampati. La carta stampata è vecchia nel momento in cui viene stampata.
La stampa non è più al passo con i tempi da almeno 20 anni. e in questi 20 anni le regole dell' informazione si sono sgretolate, in favore di nuovi media.
Ora i media classici sono un contenitore troppo piccolo per la verità,per l'informazione.
La figura del giornalista è troppo a rischio per elevarsi a baluardo della verità. da qualsiasi parte la si guardi son morti i mostri sacri del giornalismo italiano, e senza fare nomi sono pochi e sempre meno quelli che hanno il coraggio di dire la verità. E la verità è sempre stato un concetto troppo relativo per essere raccontata.
Ma i tempi sono destinati a cambiare. E se anche da molti filosofi e letterati la verità è sempre stata definita come relativa, Pensare che essa non sia assoluta nell'era di internet risulta semplicemente un anacronismo.
Anacronistico perchè se il media è a disposizione di tutti l'informazione è più precisa, più aggiornata, più credibile.
Assieme alle parole quello che viene detto può essere confermato e testimoniato da video, da tracce audio che confermano e documentano la realtà. E quando i media sono a disposizione di tutti, e non a disposizione di pochi c'è la possiiblità di replicare, smentire, capire, costruire un futuro migliore.
martedì 18 maggio 2010
30 (a punk rock story)
Qualche anno fa discutevo con un amico molto convinto politicamente delle sue idee riguardo al potere che il messaggio di una canzone poteva avere sulle masse. Lui mi diceva che le canzoni rispetto alle idee e alle apologie politiche non sono nulla…che l'ideale politico in se stesso aveva una forza troppo grande da aver condizionato la sua vita e il suo modo di provare sentimenti da non essere possibile che una canzone, una band o un genere musicale potessero accendere gli animi di più del vivere una vita in base ad un pensiero basato su di una corrente politica.
Perché vi racconto questo?
Ovviamente perché non sono del' idea del mio amico. Ma ancora di più perché nella data di oggi, la mia band preferita, i Bad Religion, festeggiano il loro trentesimo anniversario. E lo fanno in grande stile, e con un'attitudine che dopo trent'anni (traguardo raggiunto da pochi loro coetanei nella scena) li fanno apparire con lo smalto di un tempo.
Ecco perché sono qui. Per rendere loro omaggio. Per ringraziarli, per dire quel mio amico che si sbagliava. e soprattutto per raccontarvi una storia che solo chi mi è vicino mi ha sentito raccontare, e forse adesso, mentre legge queste righe pensa: "Oddio no! Ancora con la storia dei Bad Religion! qualcuno imbottisca il ciccione di tavor! Abbandonate la naveeeeee!"
Però io ci tengo a quella storia. Perché è quello che sono, e ne vado fiero. e in questa storia al mio fianco ci sono loro.
Certo,nella rete troverete un sacco di fan con la loro storia su quanto i Bad Religion abbiano contribuito nelle loro vite. Ma questa è la mia.
E la racconto oggi perché loro per me sono stati veramente un esempio da seguire in questi ultimi 16 anni.
È da quando questo blog esiste avrei voluto parlare dei Bad religion. Ed adesso che c'è un motivo valido per farlo eccomi qua.
Questo è un blog che parla di politica, scritto da uno che fino all'altro ieri teneva la testa sotto alla sabbia. Quello ieri erano più o meno 16 anni, in una del estati più assolate che io ricordi. e mai come oggi trovo in loro un senso più grande in quello che sono diventato grazie a quella estate.
Fu quella volta, mentre me ne stavo a correre con lo skateboard mai avrei pensato di arrivare a parlare oggi di quel gruppo di cui casualmente qualcuno (Gross?)
mise un loro disco.
Era l'anno dei Nofx, L'anno in cui conobbi gli youth of today, i Gorila biscuits, gli Agnostic front, L'estate al cui inizio ascoltavo ancora gli ACDC, i Def Lepard e i Megadeth.
Ricordo che quella canzone, "Tomorrow" mi fece chiedere in giro chi fosse quel gruppo, di dove fossero, e ricordo che mi lanciai disperatamente alla ricerca di qualche loro disco.
Solo qualche mese più tardi arrivai a trovare la copia della copia della copia di una cassetta dal'amico di un amico.Internet non c'era, e c'era gente sulle fanzines locali che vendeva le copie o si organizzava in etichette d'importazione parallela.
Quell' inverno consumai la cassetta, e in me riecheggia ancora Delirium of disorder, 21st century, ma la cosa più importante di quell'anno fu che vendetti il mio skate, il mio sega master system e non so cos'altro per comperarmi un basso elettrico.
Fondai i Freakazoids! con un mio amico e quello fu il primo di una lunga serie di gruppi. Quell' inverno cominciai a collezionare dischi di vinile. I primi che comperai furono Everything went black dei Black Flag e Generator dei Bad Religion.
da li a sei mesi avevo quasi tutta la loro discografia in vinile.
Lessi e mi tradussi i testi, capii chi era Greg Graffin e chi ci fosse dietro a quei poemi che scriveva. Capii fino in fondo fino a che punto loro credevano in quello che facevano, sviscerai ogni citazione letteraria dalle loro righe e cercai in vano di imitarne il senso etico,ed acne se loro sarebbero sempre stati i soli ed irraggiungibili posso dire di aver visto nei bad religion non solo una grande band, degli innovatori geniali nei pezzi che tutt'ora scrivono.
Io vidi in loro degli esseri umani esemplari, dei cittadini di un mondo che in vano provavano a cercare di rendere un posto migliore.
Ecco il tipo di esempio che ho seguito fermamente. E se prima la loro per me era "solo" un etica a livello comportamentale, oggi il loro vastissimo mondo si riconcilia nelle migliori tradizioni di questo blog e della mia rinnovata maniera di vedere le cose.
Qui ho sempre dato spazio al dialogo, alle nuove idee. Ho sempre cercato un confronto aperto, ho sempre cercato di avere un' apertura mentale in queste pagine, e benché io abbia le mie idee sono pronto ad essere criticato se in maniera costruttiva.
Ed è questa predisposizione a cercare di migliorare le cose tutti insieme piuttosto che ognuno per i fatti suoi che io ho imparato dalla loro musica.
È a tutto questo che oggi, mentre mi scaricavo questo loro "30" dalla loro home page che ho pensato.
Ho ripensato a quando tutto questo è cominciato e me ne sono innamorato, ho pensato a come tutto avrebbe potuto essere stato senza di loro.
Ho riflettuto all'etica che nei loro pensieri e nelle loro idee a suo tempo ho saputo e voluto vedere. Grazie a loro ho sognato un mondo migliore, per cui vale le pena di combattere e nella cui tragedia di tutti i giorni vale ancora la pena di credere che tutto può migliorare.
Buon compleanno Greg, Brett, Jay,Greg, Brian, Brooks, e a tutti gli altri che hanno suonato con voi e per noi. Grazie di esistere!
Perché vi racconto questo?
Ovviamente perché non sono del' idea del mio amico. Ma ancora di più perché nella data di oggi, la mia band preferita, i Bad Religion, festeggiano il loro trentesimo anniversario. E lo fanno in grande stile, e con un'attitudine che dopo trent'anni (traguardo raggiunto da pochi loro coetanei nella scena) li fanno apparire con lo smalto di un tempo.
Ecco perché sono qui. Per rendere loro omaggio. Per ringraziarli, per dire quel mio amico che si sbagliava. e soprattutto per raccontarvi una storia che solo chi mi è vicino mi ha sentito raccontare, e forse adesso, mentre legge queste righe pensa: "Oddio no! Ancora con la storia dei Bad Religion! qualcuno imbottisca il ciccione di tavor! Abbandonate la naveeeeee!"
Però io ci tengo a quella storia. Perché è quello che sono, e ne vado fiero. e in questa storia al mio fianco ci sono loro.
Certo,nella rete troverete un sacco di fan con la loro storia su quanto i Bad Religion abbiano contribuito nelle loro vite. Ma questa è la mia.
E la racconto oggi perché loro per me sono stati veramente un esempio da seguire in questi ultimi 16 anni.
È da quando questo blog esiste avrei voluto parlare dei Bad religion. Ed adesso che c'è un motivo valido per farlo eccomi qua.
Questo è un blog che parla di politica, scritto da uno che fino all'altro ieri teneva la testa sotto alla sabbia. Quello ieri erano più o meno 16 anni, in una del estati più assolate che io ricordi. e mai come oggi trovo in loro un senso più grande in quello che sono diventato grazie a quella estate.
Fu quella volta, mentre me ne stavo a correre con lo skateboard mai avrei pensato di arrivare a parlare oggi di quel gruppo di cui casualmente qualcuno (Gross?)
mise un loro disco.
Era l'anno dei Nofx, L'anno in cui conobbi gli youth of today, i Gorila biscuits, gli Agnostic front, L'estate al cui inizio ascoltavo ancora gli ACDC, i Def Lepard e i Megadeth.
Ricordo che quella canzone, "Tomorrow" mi fece chiedere in giro chi fosse quel gruppo, di dove fossero, e ricordo che mi lanciai disperatamente alla ricerca di qualche loro disco.
Solo qualche mese più tardi arrivai a trovare la copia della copia della copia di una cassetta dal'amico di un amico.Internet non c'era, e c'era gente sulle fanzines locali che vendeva le copie o si organizzava in etichette d'importazione parallela.
Quell' inverno consumai la cassetta, e in me riecheggia ancora Delirium of disorder, 21st century, ma la cosa più importante di quell'anno fu che vendetti il mio skate, il mio sega master system e non so cos'altro per comperarmi un basso elettrico.
Fondai i Freakazoids! con un mio amico e quello fu il primo di una lunga serie di gruppi. Quell' inverno cominciai a collezionare dischi di vinile. I primi che comperai furono Everything went black dei Black Flag e Generator dei Bad Religion.
da li a sei mesi avevo quasi tutta la loro discografia in vinile.
Lessi e mi tradussi i testi, capii chi era Greg Graffin e chi ci fosse dietro a quei poemi che scriveva. Capii fino in fondo fino a che punto loro credevano in quello che facevano, sviscerai ogni citazione letteraria dalle loro righe e cercai in vano di imitarne il senso etico,ed acne se loro sarebbero sempre stati i soli ed irraggiungibili posso dire di aver visto nei bad religion non solo una grande band, degli innovatori geniali nei pezzi che tutt'ora scrivono.
Io vidi in loro degli esseri umani esemplari, dei cittadini di un mondo che in vano provavano a cercare di rendere un posto migliore.
Ecco il tipo di esempio che ho seguito fermamente. E se prima la loro per me era "solo" un etica a livello comportamentale, oggi il loro vastissimo mondo si riconcilia nelle migliori tradizioni di questo blog e della mia rinnovata maniera di vedere le cose.
Qui ho sempre dato spazio al dialogo, alle nuove idee. Ho sempre cercato un confronto aperto, ho sempre cercato di avere un' apertura mentale in queste pagine, e benché io abbia le mie idee sono pronto ad essere criticato se in maniera costruttiva.
Ed è questa predisposizione a cercare di migliorare le cose tutti insieme piuttosto che ognuno per i fatti suoi che io ho imparato dalla loro musica.
È a tutto questo che oggi, mentre mi scaricavo questo loro "30" dalla loro home page che ho pensato.
Ho ripensato a quando tutto questo è cominciato e me ne sono innamorato, ho pensato a come tutto avrebbe potuto essere stato senza di loro.
Ho riflettuto all'etica che nei loro pensieri e nelle loro idee a suo tempo ho saputo e voluto vedere. Grazie a loro ho sognato un mondo migliore, per cui vale le pena di combattere e nella cui tragedia di tutti i giorni vale ancora la pena di credere che tutto può migliorare.
Buon compleanno Greg, Brett, Jay,Greg, Brian, Brooks, e a tutti gli altri che hanno suonato con voi e per noi. Grazie di esistere!
martedì 11 maggio 2010
chi ben comincia...
Sono stato via per un po', me ne scuso. So che chi mi è vicino sa che ho avuto degli ottimi motivi per non esserci .
Tuttavia, mentre seguivo la mia famiglia alla quale ho dovuto dedicare tutto il mio tempo....da distante ho seguito i primi passi del nuovo presidente della regione Veneto, Luca Zaia.
Ebbene fin dal primo momento mi sono scoperto abbastanza soddisfatto. Soddisfatto nel vedere che, dopo anni di autentica ignoranza da parte dei suoi più arditi esponenti, la lega sta passando secondo me un periodo storico nel quale ha deciso un po' di ripulirsi.
Basta battute sui negri, sui froci. Basta con le roccambolesche provocazioni da parte dei leader (S?) di questo a tratti ridicolo ed insopportabile movimento.
So che sono offensivo. Ed allora? vorrei che un leghista con un po' di sale in zucca mi desse torto. Motivandomi però il perchè secondo lui ho torto.
Perchè quando vedo queste cose non penso di poter aver torto.
Comunque, appena Zaia ha vinto, in me si è accesa una speranza. ho visto un altra lega, una persona abbastanza equilibrata, ma soprattutto una faccia nuova.
Questo mi ha dato speranza. Una faccia nuova.
Ma la speranza è duarata forse troppo poco. Purtroppo.
Scoppiata la polemica sulla pillola del giorno dopo, passando per un paventabile ritorno dell' Italia al nucleare per udire in sottofondo il suddetto presidente parlarmi dei nostri padri costituenti che erano federalisti fin dall'inizio piuttosto che intavolare discorsi utili alla collettività come la benedizione del Mc Italy ho capito:
Quel timido fazzoletto verde che spunta dal taschino è la punta di un iceberg molto più grande.
é una sfumatura su un concetto radicato nella gente, ora più artefatto, meglio confezionato di un tempo in cui la gente badava meno al packaging.
Ecco cosa è Luca Zaia. Un prodotto di marketing preparato ad arte per farci scorgere la parte più politicamente corretta della Lega.
Io non spaccio quest come una verità. Come ho detto all' inizio ero fiducioso.
E spero di sbagliarmi ancora. Certo....se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio...
Tuttavia, mentre seguivo la mia famiglia alla quale ho dovuto dedicare tutto il mio tempo....da distante ho seguito i primi passi del nuovo presidente della regione Veneto, Luca Zaia.
Ebbene fin dal primo momento mi sono scoperto abbastanza soddisfatto. Soddisfatto nel vedere che, dopo anni di autentica ignoranza da parte dei suoi più arditi esponenti, la lega sta passando secondo me un periodo storico nel quale ha deciso un po' di ripulirsi.
Basta battute sui negri, sui froci. Basta con le roccambolesche provocazioni da parte dei leader (S?) di questo a tratti ridicolo ed insopportabile movimento.
So che sono offensivo. Ed allora? vorrei che un leghista con un po' di sale in zucca mi desse torto. Motivandomi però il perchè secondo lui ho torto.
Perchè quando vedo queste cose non penso di poter aver torto.
Comunque, appena Zaia ha vinto, in me si è accesa una speranza. ho visto un altra lega, una persona abbastanza equilibrata, ma soprattutto una faccia nuova.
Questo mi ha dato speranza. Una faccia nuova.
Ma la speranza è duarata forse troppo poco. Purtroppo.
Scoppiata la polemica sulla pillola del giorno dopo, passando per un paventabile ritorno dell' Italia al nucleare per udire in sottofondo il suddetto presidente parlarmi dei nostri padri costituenti che erano federalisti fin dall'inizio piuttosto che intavolare discorsi utili alla collettività come la benedizione del Mc Italy ho capito:
Quel timido fazzoletto verde che spunta dal taschino è la punta di un iceberg molto più grande.
é una sfumatura su un concetto radicato nella gente, ora più artefatto, meglio confezionato di un tempo in cui la gente badava meno al packaging.
Ecco cosa è Luca Zaia. Un prodotto di marketing preparato ad arte per farci scorgere la parte più politicamente corretta della Lega.
Io non spaccio quest come una verità. Come ho detto all' inizio ero fiducioso.
E spero di sbagliarmi ancora. Certo....se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio...
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