lunedì 25 febbraio 2013

speriamo bene....

"Tutti i giornali sono d’accordo: Grillo ha riempito con i suoi ragazzi la fatidica Piazza San Giovanni. Sono giovani, sono inesperti, sono entusiasti: si torna a vivere. E’ questa l’umanità che ha fatto la storia: quella che si è lanciata nella vita ingenuamente, forte soltanto del proprio entusiasmo, della sicurezza che essere uomini significhi sognare, sperare, amare, godere, gioire, e credere di riuscirci lavorando strenuamente per realizzare il sogno.
Siamo usciti, con questi sognatori, dall’incubo peggiore che gli Italiani si siano mai trovati a sperimentare, malgrado il loro lungo passato pieno di catastrofi: non avere un futuro. Non avere ciò che sostanzia, per ogni uomo, l’idea di futuro: che sarà bello, gioioso, nuovo, diverso, ricco di vita. Può forse il pareggio di bilancio, per quanto lo si prospetti come indispensabile, costituire “Il Futuro”? Può forse la Banca Centrale Europea, per quanti bond italiani sia disposta ad acquistare, vestire i panni della Fata Turchina? Basta, sì basta! Abbiamo assoluto bisogno di tornare a vivere la vita vera, quella che ha sempre reso ricchissimi gli Italiani anche quando erano poveri: la capacità di credere nel futuro, di lavorare per il futuro, nella bellezza della propria terra, nella fiducia del suo “stellone” gioioso e fortunato.
Tutto questo è stato deliberatamente ucciso, seppellito nel mondo lugubre dei sacerdoti del denaro, sordi e ciechi di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accumulo delle proprie monete. Economisti e banchieri si sono impadroniti dell’Europa e hanno scelto l’Italia come centro sperimentale del proprio potere, dove cominciare a sostituirsi ai politici, ormai del tutto succubi e corrotti. Ci sono riusciti con tanta facilità da rimanerne stupiti essi stessi. Forse non avevano immaginato, pur nella loro immensa presunzione, che sarebbe bastato il tintinnio delle monete a farsi addirittura chiamare da politici e capi di stato per governare al loro posto. Nel giro di un anno hanno costretto al suicidio 45 imprenditori. Un risultato davvero di tutto rispetto! L’Italia non è mai stato un paese da suicidio, neanche in tempo di guerra. I membri del governo, però, sono rimasti impassibili. Sono dei “fannulloni” questi italiani, purtroppo: sanno soltanto lamentarsi. Il giorno successivo al suicidio di un imprenditore Mario Monti è andato a consolare, non la famiglia disperata, ma i funzionari di Equitalia: quelli sì che sono dei solerti lavoratori!
La verità è che con la tirannide dei banchieri-politici si è diffusa nell’aria la certezza della loro incancrenita disumanità. L’arido deserto della loro anima è incompatibile con la vita. Hanno ingoiato, distruggendoli, tutti i sentimenti, gli affetti, i valori nei quali gli Italiani hanno creduto, e per i quali hanno lavorato e combattuto fin dall’inizio della loro storia. Tutto è stato azzerato, in nome del bilancio, in nome di una moneta. Perfino la Chiesa si è azzittita. Dopo aver sempre proclamato il primato dello spirito sulla materia, non ha avuto la forza di ribellarsi al primato del dio euro. C’è stato, a Sanremo, il “segno” della morte dell’italianità, un segno che soltanto il pensiero italiano poteva inventare: la deliberata, consapevole cacofonia della canzone Mononota.
Adesso, però, i giovani di Grillo hanno lanciato il grido della speranza: “politici, andate a casa!”. Per prima cosa, dunque, un Presidente della Repubblica che non appartenga ai partiti, che non sia né un economista né un banchiere, che non piaccia ai politici e non sia un fiancheggiatore dei politici, ma che rappresenti davvero gli Italiani, quello per cui tutto il mondo ha sempre apprezzato gli Italiani: l’arte, la poesia, la musica." Ida Magli

giovedì 31 gennaio 2013

pizza e kebab diurno

Non tutti sanno che, molto tempo fa, quando ero un giovane web designer in erba (praticamente come oggi ma solo meno giovane ;) una delle prime realtà professionali in cui mi trovai a lavorare (1999/2000) fu un'agenzia che operava nei campi del web e dell'editoria della quale mai, prima di oggi, avrei pensato di scrivere qui.

Ricordo che quando iniziai a lavorare li fui felice di ritrovare due cari compagni di scuola, Barbara e Michele,  e ricordo con piacere che grazie a loro e al gruppo che andò formandosi in quegli anni lavorando li vi furono alcuni dei momenti più belli che ad oggi ricordo sempre con estremo piacere.

Fu in quel contesto che conobbi Giorgio, quello che li dentro, oltre ad essere uno dei miei capi copriva il ruolo di direttore creativo (in quegli anni manco sapevo cosa fosse, un direttore creativo...)

Oggi penso di poter dire, ricordando quei giorni, che li dentro ci siano stati momenti che in altri posti ho faticato a ritrovare.
Forse era la squadra piccola, forse ci si conosceva già per alcuni di noi, forse alle volte non si sapeva esattamente dove si stesse andando. Ma quel gruppo aveva una grande potenzialità professionale e un'innata capacità di volgere i momenti e le decisioni difficili in positivo minimzando, ridicolizzando, rendendo a volte grottesche le situazioni e quindi inspiegabilmente risolvendo i problemi.

E a cercare la battuta, a  sdrammatizzare e farci fare una grassa risata alla fine c'era sempre Giorgio. e questo gli risultava talmente naturale che raramente si percepiva tensione in quell'ufficio.

Dio Santo. Quante risate. Ancora oggi nelle scorribande di facebook ricordare quei giorni con B e M mi fa piangere dalle risate dietro al monitor mentre ci ripenso a distanza di anni e chilometri.

INCREDIBILE.

A tutto questo ho ripensato ieri sera. Per tutto questo ho riso per alcuni attimi nel silenzio di casa mia, e per tutto questo sorrido tutt'ora con gli occhi carichi di lacrime, pensando che in queste ore proprio Giorgio ci ha lasciato.

 Lo stesso che ci faceva sembrare tutto più facile, che ci difendeva contro i clienti ed, al di la di tutto una delle persone per cui, nel bene o nel male oggi sono ancora un web designer in erba con tante speranze per il futuro.e  un po' più di esperienza ed anni sulle spalle.

Ciao Giorgio!

lunedì 30 aprile 2012

Ciao Vale

Circa tre mesi (ma forse più) fa da oggi ho avuto una notizia che mi ha fatto crollare un pezzettino di terra sotto ai piedi. Avevo sentito il mio ex direttore creativo, donna molto preparata nel suo campo, e negli anni a venire dal giorno in cui ho lavorato con lei anche una buona amica. Durante la telefonata  mi diceva in anteprima di essere intenzionata a voler chiudere con la comunizione e, visto che negli ultimi anni ci si era occupati di internet e turismo, aprire una propria struttura ricettiva e cambiare vita.

Ho ripensato agli ultimi sette anni della mia vita. Ho rivisto me ventisettenne cominciare in quell'ufficio e ho rivisto tutto quello che in sette anni ho vissuto ed imparato. e mi è caduto un pezzo di mondo sotto ai piedi come dicevo...

Pochi giorni fa l'ho risentita. Mi è spiaciuto davvero ripensare agli anni in cui lavorare con lei era una questione di creatività, e non di marketing. mi è spaiciuto perchè forse, uno dei motivi per cui le nostre strade si sono divise è perchè non mi divertivo più come una volta a lavorare li (sempre sotto ilpunto di vista creativo).

Certo, in sette anni abbiamo visto alti e bassi. ma chi non li ha...
L'importante è che se oggi ho ancora passione per quello che faccio, forse lo devo anche a lei.
Certo, se oggi ripenso ancora alla notizia nel momento in cui mi è stata data un po'mi rattristo. Però apprezzo questa sua decisione. L'apprezzo per vari motivi; per il coraggio di buttarsi nell'incertezza (cosa che è capitata anche a me qualche mese fa e di cui devo uterirmente ringraziare) il lasciare largo ai giovani, per'l'onesta con se stessi nel volere di più e forse di capire che per se stessi è giusto cambiare direzione.Se ripenso a qualche postata fa non è sempre facile capire quando nel proprio posto di lavoro si può ancora fare la differenza; sono in pochi a capirlo, e per la posizione in cui lei era credo che anche in questo senso la decisione sia stata esemplare.

Quindi, se da un lato sono dispiaciuto da un'altro sono contento per lei. E a pensarci bene credo che infondo questo faccia parte della vita. Lei ha sempre lavorato credendoci, e lo farà ancora dove è adesso. Ha motivato me in molte cose a fare sempre meglio, e anche se non spetta a me giudicare lei o me per quanto ha fatto nella sua carriera di pubblicitaria oggi amo il mio lavoro. e questo è quanto basta a decretare che meriti il mio rispetto ed affetto.

Per cui grazie Valeria, spero di aver ereditato abbastanza da te per  riuscire a fare del mondo il posto migliore che hai sempre cercato di mostrarmi!

mercoledì 11 aprile 2012

In supporto al fisico

Il concetto di identità sta invecchiando male. il concetto di supporto stesso a mio avviso è già troppo vecchio. Parto come al solito come un camionista che entra bestemmiando in una cattedrale. Ma che ci volete fare. Chiunque abbia un'idea che si si discosti dai comuni valori del contesto in cui vive è quasi sempre giudicato male.

Fatto stà che il supporto è vecchio. E' fico ma è vecchio. E se da un lato ci sarà sempre spazio per gli scaffali e le collezioni di vecchi supporti dall'altra la naturale evoluzione dell'uomo si chiama inevitabilmente digitale. Meno spazio da occupare per questi sette miliardi di esseri viventi che saranno sempre di più ed hanno bisogno sempre di ambienti, case, edifici più grandi.

Perchè se qualcuno pensa che io stia ancora parlando di cd, cassette, film, foto in realtà sto già pensando a quando forse chi fino a ieri ha provato (riuscendoci) ad allungare la vita media dell'uomo prima con migliori condizioni igieniche, poi con i vaccini e le medicine, domani/oggi con la clonazione (argomento che suscita allucinanti scismi di correnti di pensiero) fra qualche anno troverà in via teorica, la maniera di trasporre le nostre esistenze in quello che oggi è la rete.

Certo gli argomenti dai quali si può partire a questo punto sono moltissimi, ma fatemi procedere con ordine.
Molti anni fa parlavo di clonazione con un'amica che al tempo era molto timorata di Dio.
Le posizioni erano ovviamente impostate sulla moralità dell'atto che la clonazione stessa suggerisce, sul tentare di capire quanto sia giusta e se sia giusto ricorrervi. Ora, capisco benissimo che la clonazione possa portare a dei dubbi sull'effettivo uso smodato che l'uomo ne farebbe in nome della sua incoscenza. Ma come già detto, benchè porsi al posto di dio in certe scelte è oggi argomento da non affrontare in maniera forse troppo scontata. Ma chiedete ad ognuno di voi, se io avessi un parente in carrozzella in seguito ad una disgrazia, e sapendo che con la clonazione questa persona può tornare a camminare, che posizione avrei? Credo che gran pochi avrebbero dubbi. e se sulla carrozzella ci foste voi?
Ecco, questo costituisce una sottile linea attorno alla quale la moralità  degli individui si mette in discussione da tempo ormai immemore. e facendo qualche passo indietro, se non fossero state debellate malattie come lebbra e peste grazie all'avanzamento scentifico umano?

Penso improponibile vedere perplessità su scelte come la clonazione oggi. C'è chi dice che l'umanità non è pronta, c'è chi teme la sovrappopolazione. Ma secondo me sono tutti timori superabili; L'umanità, la testa della gente è troppo attaccata ai contesti in cui vive, e quello che alle volte quello che realmente manca è il buon senso. e se da un lato è vero che per ogni scoperta c'è  chi potrà trovare un risvolto malvagio e cattivo, economicamente conveniente o terribilmente elitario, dall'altro c'è sempre la speranza che l'umanità stia imparando ad imparare.

giovedì 29 marzo 2012

D.I.Y.

Salto a piè pari lo spiegarvi cosa è il D.I.Y. copiando ed incollando spudoratamente da wikipedia.

"Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, ossia fallo da te) è un'etica nata e diffusa all'interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale[1], espresso nello slogan DIY not EMI[1], e la formazione di etichette indipendenti[1] con cui pubblicare i propri album."

Da inguaribile nostalgico dei bei tempi recenti andati ricordo le giornate passate a tentare di metter in piedi una etichetta indipendente che per un certo periodo produsse anche un paio di demo, oggi affermerei fieramente che, il D.I.Y., come un fantasma del passato, riemerge nella rete come filosofia, e non più nell'underground, ma come regola di vita.
Non mi aspetto che tutti capiscano o condividano (come sempre:) quello che scriverò; se da un lato la rete è una grande risorsa il cui potenziale percepibile per ora emerge come la punta di un iceberg, dall'altro ritengo che internet dal "basso" dei suoi 30 anni in cui è ufficialmente conosciuta dall'umanità stia ancora muovendo i suoi primi passi verso la totale comprensione ed accettazione umana.

Considerare la rete come elemento imprescindibile alla vita di tutti i giorni oggi rappresenta ancora un demone da parte di molti. Ma se si pensa a quanto oggi sia importante per i più un telefono cellulare, o ad avere una televisione per famiglia, piuttosto che un'automobile, internet entrerà nelle nostre esistenze come elemento fondamentale prima di quanto pensiamo.

E in tutto questo il concetto del D.I.Y., del fare le cose da sè, avrà un ruolo fondamentale nella rivoluzione digitale e nel condizionamento delle nostre vite.
Certo, non credo che chi negli anni ottanta si autoproduceva una demo in cassetta avrebbe mai pensato di precorrere così tanto i tempi dell'evoluzione del pensiero. Volgendo il mio pensiero ancora una volta alla musica oggi più che mai un gruppo musicale o un cant'autore può costrutire la propria immagine nella rete. I manifesti fotocopiati attaccati sui muri della propria città che una volta annunciavano la data di un concerto oggi sono gli altisonanti eventi di facebook e del fu myspace. Ma se con un po' di lungimiranza si rileggono queste ultime righe, la musica diventa solo un minuscolo tassello in una visione economica molto più grande se in un momento storico come questo ti chiami Italia e sei sotto crisi.

Tutto può essere evento, tutto può avere la credibilità in quello che può essere un libero mercato come internet. E prima che il pensiero di te che stai leggendo queste righe si rivolga verso a quanto triste e falso può essere, mi si permetta di far notare per la seconda volta che i tempi di internet non sono ancora maturi per dare alla rete l'assoluta credibilità e dimensione che questo spazio può (ora) e dovrà (poi) avere.

Wikipedia nasceva "ieri", ma come già detto non rappresenta altro che la radice, il sottobosco , assieme a concetti come quello di reputazione dell' utente gettato dal già più rodato e credibile ebay.
Siamo allora pronti per capire la rete e farne parte? La risposta, come già enunciato dall' inizio di questa postata a malincuore è ancora no, almeno non fino a quando questa troverà il modo per autoregolarsi, diventare uno strumento democratico in cui la credibilità arriverà dal basso, da noi.

E a chi mi da del sognatore, del visionario o semplicemente del folle rispondo: provate oggi voi a modificare una voce di wikipedia, a fare gli tronzi su ebay vendendo blu ray copiati alla gente o semplicemente a bestemmiare su fb. Ci scopriremo tutti più civili di quanto si possa pensare. fortunatamente.

lunedì 26 marzo 2012

Tanto per fare

Negli ultimi anni di scuola mi piaceva tanto quello che facevo. Lavoravo su dei sgangheratissimi 486 in un laboratorio che si diceva fosse l'avanguardia dell' innovazione.
Se penso che le macchine su cui lavoravamo avevano 4 mega di ram, già allora volevo morire. oggi a ripensarci ho il sangue da  naso.

Ma mi piaceva quello che facevo, Mi piaceva talmente tanto che quando c'erano ore di assenza imprevista dai professori, mentre la quasi totalità dei rincoglioniti (ho scritto quasi!) che avevo in classe giocavano a carte o cercavano di capire l'immensità delle loro cavità nasali io sgattaiolavo dalla classe e mi infilavo in quella stanzetta con quei miseri monitor dalle tinte slavate a disegnare. e mi piaceva la maniera in cui quello che facevo mi stupiva; erano anni in cui mi sentivo veramente un pioniere nella grafica.

La parte difficile e dolorosa arrivava nel momento in cui dovevo presentare ai professori dei lavori al di sopra della media (non ero assolutamente il migliore, ma me la cavavo) rispetto a chi dietro al banco ci stava senza aver capito cosa voleva fare da grande. E non si pensi che affermo questo per una mia presunzione; a distanza d'anni oggi solo i migliori stanno lavorando grazie alla dedizione e all'impegno per quello in cui credevano oggi come ieri. E comunque non spiccavo certo per le mie capacità innate. ci lavoravo semplicemente di più degli altri.

Fatto sta che finiva sempre così. Io prendevo un buon voto, e la maggior parte non riusciva a consegnare il lavoro e prendeva voti di merda. Il più delle volte poi essendoci una media bassa il mio voto si abassava di conseguenza. ma lasciamo perdere.

Ma saltiamo ad oggi, sorvolando su quanto fosse sbagliato per i miei compagni di classe che io mi applicassi di più di loro.

Oggi, dopo quasi 20 anni, nulla è cambiato. Forse è peggiorato addirittura. In quasi tutti i posti di lavoro dove sono stato la gente non si rende conto della fortuna di poter fare di una passione un lavoro. E non sto parlando di lavori noiosi e ripetitivi. Sto parlando di creatività cazzo! Mi è veramente capitato di lavorare con grafici che non hanno voglia di fare il loro mestiere.  E quello che non mi piace è che se uno ci tiene davvero alla fine non è giusto che lavori impegnandosi magari più degli altri. Questa cosa mi fa rabbia. e me ne fa tanta, perchè sono convinto ci sia gente che per lo stesso posto di lavoro sputerebbe sangue. E invece no. c'è chi una volta trovato il posto di lavoro se ne frega, fa il minimo sindacale 8 ore. E invece di rendersi conto del ruolo a cui è chiamato  e della grande responsabilità che ha guarda male chi ci crede davvero, creando, migliorando, innovando.

Ecco, forse oltre alle ore in più nell'aula di informatica ci credevo anche più degli altri. e sento che ancora oggi e così....per mia fortuna.
Alla fine di quello si tratta, CREDERCI.

Non ti piace il tuo posto di lavoro? ti ci trovi male? Capi cattivi? Vattene! cambia lavoro! e non mi si venga a dire che c'è la crisi. In questi ultimi mesi ho cambiato due lavori e faccio ancora il grafico. Allora il fatto non è che non credi più nel posto di lavoro, il fatto è che non credi più nel tuo lavoro, ed allora trovati un altro posto, cambia genere, largo ai giovani, più affamati, più preparati. per uscire dal paese dei più raccomandabili ed entrare in quelli dei più bravi L'innovazione ha bisogno di idee nuove; per riuscire  non c'è bisogno di gente che si lascia trasportare dalla corrente inerme, inoffensiva, tanto per fare.


venerdì 23 marzo 2012

le memorie di tutta una vita

La stampa sta morendo. Ad un sacco di persone si gireranno le unghie nell'orrore più totale ma è così. parto da un inizio così provocatorio  pensando a mia moglie, che quando non è dilaniata dal sonno alla sera apre il suo libro sul comodino e legge. Lei adora leggere. Mi dice che lo fa fin da bambina. E leggere è una grande cosa. E penso a lei quando le ho parlato delle alternative al libro, dei vari visualizzatori di testi alternativi alla carta. Mi ritorna in mente la sua riluttanza nell'accettare che presto i libri saranno pezzi da museo.

Ma del resto è inevitabile. e senza sforare in tutto quello che è contenuto artistico e scaricabile noto come ci troviamo di fronte ad un cambiamento di cui non stiamo realizzando ne l'avvenire ne la grandezza.

Già Bezos di Amazon ha dichiarato di voler permettere a tutti di pubblicare il proprio libro, e quello che mi fa immensamente piacere è il vedere che una trasformazione del mercato ed in senso più lato dell'economia mondiale stanno avvenedo con più velocità di quello che staimo credendo.

Cosa ci sarà dopo lo scaricamento di un libro a pagamento? indubbiamente l'abbattimento di costi di produzione, ma guardando oltre la possibilità ad ognuno di noi di crearsi il lavoro in base a quello che è in grado di produrre. e stiamo parlando di musica, testi, consulenze, filmati, servizi arrivando alla fine a beni venduti direttamente. cambieranno i diritti di pubblicazione, concetti che stanno nascendo in questi anni ( creative commons è solo la punta dell' iceberg) costituiranno la naturale evoluzione di chi oggi pensa ancora di poter fare business sulla creatività altrui.

Ed in base a questo i flussi di domanda ed offerta finiranno di passare per le multinazionali che oggi convogliano ed indirizzano il mercato facendo sorgere i bisogni reali e non quelli fittizzi. Se dall'altra parte del mondo qualcuno creerà un carburante ecologico la rete ci permetterà  di poter venire in contatto con chi lo ha pensato facendo correre  la notizia e non tenendola oscurata perchè alla base della divulgazione delle notizie ci sarà un mezzo che non potrà essere veicolato da qualcuno.

I giovamenti che questo comporterà andranno inoltre non solo a beneficio di chi contribuirà a tagliare l'intermediazione del mercato, ma spariranno gli spechi produttivi, poichè la produzione sarà on demand e su ordinazione diretta. Gli ingombri, le librerie, gli scaffali di film e musica in tutti  i suoi formati e appunto i sopraccitati libri spariranno dalla nostra vista per restare sempre con noi, anche a distanza d'anni sarà bello di poter pensare di non aver la nostra canzone preferita di dieci anni prima solo nei ricordi.
Mi affascina pensare che tutto questo non è poi così distante, anche se prima  di abituarci questo forse dovremo abbandonare completamente il bisogno fisico di un supporto. ma infondo anche quella è una questione di tempo che sta inevitabilmente passando :)