Tuo figlio quest'anno sta per finire la quinta elementare.
Quello che, rispetto al passato sta cambiando, è che i genitori si stanno trovando a dover scegliere per i propri figli la scuola con e senza zaino.
Quello che succede puntualmente quando vivi in un paese chiamato Italia è che quando nel mondo ci si trova di fronte ad un cambiamento della società grande o piccolo che sia, noi dello stivale arriviamo puntualmente in ritardo.
Ora, tralasci sul cosa sia questa scuola senza zaino. La rete fornisce svariati spunti per informarsi ed ognuno è libero di specchiarsi in questo enorme mare per capire quanto questo argomento possa essere una valida alternativa al futuro dei propri figli. Non sei qui per avvalorare un'idea. Sei qui per cercare di raccontare, negli intenti per cui hai aperto questo blog molto tempo fa, il valore di un cambiamento.
Cambiare fa paura a quasi tutti. La routine ci fa stare bene. Ma secondo te il ristagnare in vecchie convinzioni è sempre meno una linea guida nelle nostre vite oggi, e lo sarà sempre meno. Tutto sta cambiando sempre più velocemente. E, nemmeno a dirlo La semplice maniera di informarci o di istruirci, mentre scrivi sta cambiando in maniere che forse a noi adulti arriveranno fra qualche tempo.
Noi, gli adulti di oggi non possiamo capire nemmeno lontanamente cosa riservi il futuro ai nostri figli. Perchè non c'è un riferimento stabile e modelli educazionali che ormai tengano.
Noi possiamo solo tentare di capire cosa stia succedendo, e l'avvento di tecnologia, unito all'abbattimento delle istituzioni a cui i nostri padri si rifacevano sono ormai anacronismi.
E nel dubbio, nella paura di affrontare il nuovo pensando ancora che sia sconosciuto, cerchiamo nel nostro passato le risposte che, a suo tempo, i nostri genitori e i loro prima di loro utilizzavoano come capisaldi per educare.
Quello che pensi tu è che oggi, ma anche nell'immediato ieri e domani, questo non funzioni più.
Guardi i genitori degli amici di tuo figlio chiedere a maestri, professori, psicologi cosa sia questa scuola senza zaino. La paura ed il dubbio inculcati da punti di vista dettati il più delle volte da ruoli appartenenti ad un passato basato su altri concetti riportano il piano di discussione su quegli stessi modelli di cui parlavi poco fa, poichè chi pensa di sapere il più delle volte non capisce, non avendo gli strumenti per capire. Ed allora la domanda è: come orientarsi? dove informarsi?
La responsabilità diventa pesante ed onerosa. La scelta funzionerà? Mio figlio ne trarrà un giovamento?
Lo hai già detto. Il mondo dei nostri figli non potrai mai capirlo. Nemmeno tu, che ragioni in prospettiva e tenti di vedere il nuovo dove tutti vedono buio. Ma sai di sicuro una cosa. Tuo figlio non è te. e Tu, genitore, hai il dovere assoluto di tentare di capire il mondo in cui vive.
E quel mondo, fatto di app, di blogs, di crowfounding e di infrastrutture on line è il mondo che mentre scrivi queste righe, sta ancora cambiando.
Arrivare prima di tuo figlio su quello che lui farà è un dono concesso a pochi. Quasi nessuno lo sa, solo chi ci è dentro e con un po' di lungimiranza vede l'evoluzione un secondo prima può tirare ad indovinare come le future generazioni si informeranno, i loro intrattenimenti, i risvolti a livello generazionale.
E parte di questo cambiamento è appunto, la maniera con cui le istituzioni tenteranno di formare gli uomini di domani. Il punto focale secondo te non è la scuola di oggi. Il punto sono i lavori di domani, IL MONDO DI DOMANI. Cosa succederà quando i nostri figli dovranno lavorare?
Come sarà cambiata l'economia nel frattempo?
Queste sono le domande che dovremmo porci. Non l'effettiva incidenza del portarsi a scola meno libri ed un tablet, o che la maestra non dovrà avere un ruolo autoritario di fornte alle file di banchi ma autorevole portando conoscenza e condividendo con i ragazzi. Quelle sono uno specchietto per le allodole delle NOSTRE PAURE. E NOI NON SIAMO I NOSTRI FIGLI.
Loro hanno diritto ad un futuro migliore del nostro, e non possiamo permeterci di farli trovare impreparati ad un mondo che la sta sempre di più pensando in nome dell'evoluzione.
E poco conta se il futuro qui, oggi, è ancora imperfetto. Lo scotto da pagare sarà forse il vederli andare ad una scuola senza saino in versione Beta? probabilmente. Le strutture scolastiche non sono pronte alle classi organizzate a gruppi? Poco male. Volere è potere fino ad un certo punto. e se oggi ci sono dei limiti per investire su questo futuro, è anche in nome del fatto che siamo pochi a crederci, perchè ancora una volta, le nostre paure, il nostro retaggio, i nostri valori o ancor peggio i nostri limiti non ci fanno vedere al di la' del nostro naso.
sabato 10 febbraio 2018
venerdì 16 maggio 2014
Spotify si, spotify no
Completamente ignorante di cosa dice il mondo a riguardo di Spotify, l'altro giorno Ho provato ad installarlo.
Eeeeeeeeeeeeeeeeeecheci volete fare, uso il mac per lavorare e ho una gigatrilione di mp3 che già mi bastano....
Fatto sta che, incuriosito dall'eckathon di Bolzano che per 24 ore ci ha sparato musica sulle orecchie di ogni tipo e fattura, ho fatto il grande passo.
Che dire. Intarfaccia carina, non difficilissima, a tratti qualcosa non mi quadrava per poi quadrare.
Pubblicità della versione base a parte comunque direi wow, Soprattutto per due motivi:
PRIMO: Tutta lamusica senza avere il minimo bisogno di scaricare nulla. Tutta. Tutti i generi. Tutto insomma. chiaro?
SECONDO: Non ho capito bene come succeda, ma gli artisti vengono pagati ad ogni ascolto della traccia.
AH! i bei tempi che cambiano.
E benhcè di questo aspetto non possa strafregare nulla alla gente giù in strada io mi soffermo proprio qui. Perchè questo cambia tutto. questo è il punto di giunzione fra i giovani che hanno tempo ma non hanno soldi e quindi scaricano gli emmepitre e gli adulti che pagano itunes perchè non hanno tempo. Geniale!
E così, se da un lato io posso trovare quel disco che non sentivo da anni, dall'altro so che sarà remunerativo per chi il disco l'ha fatto. RIPETO. so che alla gente frega nulla. Ma l'economia attorno a questo enorme morente cetaceo arenato sulla spiaggia chiamato musica si riavvia senza far male a nessuno. o quasi. Nemmeno il tempo di realizzare che questa trasparenza di intenti si ritrova nella filosofia della rete che della trasparenza e della disintermediazione ha fatto la propria bandiera che a smontare il palco arriva ancora una volta il limite Italia.
Dove sta quindi la fregatura?
Si fa presto a trovarla in realtà: Tutto questo funziona alla grande se sei in casa, comodamente wifizzato al tuo router. Ascolti i tuoi album fino al collasso mentale.
Ma se sei fuori con la tua fida connessione 4G? beh. Penso che nemmeno questo possa interessare gli spendaccionifiglidipapà che trovo in piazza. Ma giusto per la cronaca: non so voi, ma per riascoltare 10 minuti di mp3 in alta qualità ho scaricato 40 mega del traffico mensile di un gigabyte del mio piano tariffario. A fare due conti della serva infatti se 10 minuti equivalgono a 40 mega, un giga corrisponde a circa.....250 minuti! un po'più di quattro ore di musica...
Diciamo che in questa prospettiva la cosa si fa meno allettante, Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare, La colpa ahimè non è si spotify, A ben vedere fino a che l'italia permetterà un mercato così sleale e spietato nelle tariffe attorno ad un media così vitale come la rete, l'ascoltare musica per strada senza pensare a quanto ci costa sarà davvero l'ultimo dei nostri problemi.
Per non chiudere con Ottimismo, almeno due o tre anni fa Riccardo Luna apriva un'editoriale su wired magazine teorizzando che con le spese di 5 anni di auto blu si potrebbe cablare l'intera Italia con le linee veloci. Rendiamoci conto.... O_o
Eeeeeeeeeeeeeeeeeecheci volete fare, uso il mac per lavorare e ho una gigatrilione di mp3 che già mi bastano....
Fatto sta che, incuriosito dall'eckathon di Bolzano che per 24 ore ci ha sparato musica sulle orecchie di ogni tipo e fattura, ho fatto il grande passo.
Che dire. Intarfaccia carina, non difficilissima, a tratti qualcosa non mi quadrava per poi quadrare.
Pubblicità della versione base a parte comunque direi wow, Soprattutto per due motivi:
PRIMO: Tutta lamusica senza avere il minimo bisogno di scaricare nulla. Tutta. Tutti i generi. Tutto insomma. chiaro?
SECONDO: Non ho capito bene come succeda, ma gli artisti vengono pagati ad ogni ascolto della traccia.
AH! i bei tempi che cambiano.
E benhcè di questo aspetto non possa strafregare nulla alla gente giù in strada io mi soffermo proprio qui. Perchè questo cambia tutto. questo è il punto di giunzione fra i giovani che hanno tempo ma non hanno soldi e quindi scaricano gli emmepitre e gli adulti che pagano itunes perchè non hanno tempo. Geniale!
E così, se da un lato io posso trovare quel disco che non sentivo da anni, dall'altro so che sarà remunerativo per chi il disco l'ha fatto. RIPETO. so che alla gente frega nulla. Ma l'economia attorno a questo enorme morente cetaceo arenato sulla spiaggia chiamato musica si riavvia senza far male a nessuno. o quasi. Nemmeno il tempo di realizzare che questa trasparenza di intenti si ritrova nella filosofia della rete che della trasparenza e della disintermediazione ha fatto la propria bandiera che a smontare il palco arriva ancora una volta il limite Italia.
Dove sta quindi la fregatura?
Si fa presto a trovarla in realtà: Tutto questo funziona alla grande se sei in casa, comodamente wifizzato al tuo router. Ascolti i tuoi album fino al collasso mentale.
Ma se sei fuori con la tua fida connessione 4G? beh. Penso che nemmeno questo possa interessare gli spendaccionifiglidipapà che trovo in piazza. Ma giusto per la cronaca: non so voi, ma per riascoltare 10 minuti di mp3 in alta qualità ho scaricato 40 mega del traffico mensile di un gigabyte del mio piano tariffario. A fare due conti della serva infatti se 10 minuti equivalgono a 40 mega, un giga corrisponde a circa.....250 minuti! un po'più di quattro ore di musica...
Diciamo che in questa prospettiva la cosa si fa meno allettante, Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare, La colpa ahimè non è si spotify, A ben vedere fino a che l'italia permetterà un mercato così sleale e spietato nelle tariffe attorno ad un media così vitale come la rete, l'ascoltare musica per strada senza pensare a quanto ci costa sarà davvero l'ultimo dei nostri problemi.
Per non chiudere con Ottimismo, almeno due o tre anni fa Riccardo Luna apriva un'editoriale su wired magazine teorizzando che con le spese di 5 anni di auto blu si potrebbe cablare l'intera Italia con le linee veloci. Rendiamoci conto.... O_o
mercoledì 14 maggio 2014
atomik kinder Apfel nocturno (hackathon 2014 per i salutisti)
Cominciavo questa postata alle 4 e piùomenoqualcosa del mattino del 12 maggio 2014, presso il parco tecnologio Tis di Bolzano (devo ancora capire per cosa sta "tis") dove il vostro affezionatissimo partecipava per la prima volta in vita sua ad un hackthon (che nella memoria collettiva io diffonderò da oggi con il nome di ECKATON (B)
di Cosa si tratta? più o meno quasi eckaton (b) é una tragica/figherrima maratona di 24 ore filate nella quale gruppi di persone che più o meno quasi si incontrano qui per la prima volta devono sviluppare la presentazione e la prototipazione di un progetto innovativo in ambito tecnologico/internettiano che più non si può su una scala da zero a chegranficochesseisevincileckatomb2014.
Al mio fianco nel presentare il progetto di questa postata qui al mio fianco una nuova amica, Elisa, A.k.a La stragista (storia lunga) a.k.a. Float Countess (storia lunga 2.0)
Come detto presentiamo questo progetto qui patrocinati dal comune di Belluno (questa la pagina dopo 24 ore) nella speranza di vincere almeno un pacchetto di patatine, ed anche se dopo 24 ore non è andata esatamente come avrei sperato, quanto meno trovo qualche giudice che mi da una pacca sulla spalla, dicendomi che il progetto poteva funzionare e che piedibus (leggetevi sempre la scorsa postata per saperne di più) Va fatto a prescindere da tutto.
Ovviamente non è tutto qui. A qualche giorno dall'evento, in un' agghiacciante serie di problemi digestivi che mi hanno impedito di uscire di casa (Lo stress? Le Redbull?) a mente fredda ci ripenso, e definisco l'esperienza tutt'altro che una sconfitta fine a se' stessa.
Ritornato a casa e vista sfumare la vittoria data a due ragazzini tedeschi (che alcune voci definiscono dei copioni, ma non voglio indagare su questa versione dei fatti) mi sento come uno che è arrivato ultimo (non siamo severi, ci sono stati molti dopo di noi) ma non perdente.
Quei due giorni infatti mi hanno caricato di speranza, mi hanno fatto vedere un posto che, con un po' di buona volontà sarebbe possibile ovunque. Quelle trenta ore intensissime mi hanno permesso di incontrare innovatori, di aprire gli occhi su tecnologie che, come raccontavo a chi qualche giorno prima mi permetteva di essere li a nome di belluno, possono e devono servire l'uomo.
E ciò che mi fa ben sperare, è che un posto come il T.I.S. di Bolzano a quelli come me da una concreta speranza che le cose possono essere sempre migliori. Per chi non ha più tempo da perdere, per chi vuole fare qualcosa di concreto, per chi, come me vede di fronte a se veramente troppe cose da fare bene ed una sola vita per realizzarle :)
di Cosa si tratta? più o meno quasi eckaton (b) é una tragica/figherrima maratona di 24 ore filate nella quale gruppi di persone che più o meno quasi si incontrano qui per la prima volta devono sviluppare la presentazione e la prototipazione di un progetto innovativo in ambito tecnologico/internettiano che più non si può su una scala da zero a chegranficochesseisevincileckatomb2014.
Al mio fianco nel presentare il progetto di questa postata qui al mio fianco una nuova amica, Elisa, A.k.a La stragista (storia lunga) a.k.a. Float Countess (storia lunga 2.0)
Come detto presentiamo questo progetto qui patrocinati dal comune di Belluno (questa la pagina dopo 24 ore) nella speranza di vincere almeno un pacchetto di patatine, ed anche se dopo 24 ore non è andata esatamente come avrei sperato, quanto meno trovo qualche giudice che mi da una pacca sulla spalla, dicendomi che il progetto poteva funzionare e che piedibus (leggetevi sempre la scorsa postata per saperne di più) Va fatto a prescindere da tutto.
Ovviamente non è tutto qui. A qualche giorno dall'evento, in un' agghiacciante serie di problemi digestivi che mi hanno impedito di uscire di casa (Lo stress? Le Redbull?) a mente fredda ci ripenso, e definisco l'esperienza tutt'altro che una sconfitta fine a se' stessa.
Ritornato a casa e vista sfumare la vittoria data a due ragazzini tedeschi (che alcune voci definiscono dei copioni, ma non voglio indagare su questa versione dei fatti) mi sento come uno che è arrivato ultimo (non siamo severi, ci sono stati molti dopo di noi) ma non perdente.
Quei due giorni infatti mi hanno caricato di speranza, mi hanno fatto vedere un posto che, con un po' di buona volontà sarebbe possibile ovunque. Quelle trenta ore intensissime mi hanno permesso di incontrare innovatori, di aprire gli occhi su tecnologie che, come raccontavo a chi qualche giorno prima mi permetteva di essere li a nome di belluno, possono e devono servire l'uomo.
E ciò che mi fa ben sperare, è che un posto come il T.I.S. di Bolzano a quelli come me da una concreta speranza che le cose possono essere sempre migliori. Per chi non ha più tempo da perdere, per chi vuole fare qualcosa di concreto, per chi, come me vede di fronte a se veramente troppe cose da fare bene ed una sola vita per realizzarle :)
mercoledì 7 maggio 2014
Un piccolo passo per una piccola umanità
Caro Assessore,
qualche giorno fa assistevo piacevolmente ad una riunione vicino a scuola di mio figlio in cui presentavi/spiegavi un'iniziativa chiamata piedibus, che sarà utile per il futuro della scuola e, più immediatamente al futuro di mio figlio.
Trovo l'idea di creare un autobus formato da una colonna di bambini accompagnati da un'adulto tanto semplice quanto innovativa; certo, non ho spulciato la rete in cerca di capire se qualcuno prima di voi ci aveva già pensato, ma infondo anche se fosse non ci sarebbe nessun male ad ispirarsi a chi, tanto per cambiare (e soprattutto in politica) ha voglia di rimescolare il mazzo, ma anche cambiare il gioco in totale controtendenza con quello che succede oggi, in questa nostra Italia.
Ma torniamo all'idea. Mentre ieri assistevo alla presentazione provavo a vedere l'iniziativa fra 10 anni. Quello che potenzialmente Piedibus potrebbe (e non credo che tutti in quella stanza se ne rendessero conto) rappresentare è un radicale cambio nel modo di pensare della gente.
Chi mi conosce sa che appena fa caldo cerco di portare mio figlio a scuola in bicicletta e che se posso evito l'imbottigliamento mattutino delle zone scolastiche. Penso che il pensiero attuale sia quello di muoversi in macchina anche per fare due metri. E credo che alle volte non ci si ponga nemmeno il problema di pensare ad un'alternativa.
Ieri (ma già da tempo in realtà) questo invece è successo; qualcuno ha posto l'alternativa che oltre a sgomberare le strade, educherà i nostri figli ad andare per strada con nuove segnaletiche, nuovi percorsi tutti per loro che forse li faranno sentire maggiormente cittadini di un posto attento a loro.
Inutile dire quanto questo possa essere toccante per un genitore, che magari sentirà il proprio figlio più al sicuro per le strade, ma ripeto, e cercando di vedere tutto questo fra qualche anno, quando magari piedibus sarà la routine per la mobilità mattutina degli scolari, e gli adulti non staranno tanto a stupirsi per quello che un tempo è stata una "piccola" scommessa sulla quale qualcuno ha creduto con tutte le forze possibili nella speranza di far compiere ai nostri piccoli uomini un grande passo per l'umanità, e come cittadino voglio credere in questa iniziativa come suggerimento, esempio ma soprattutto come prima proposta di una lunga serie, dandone eco in questo blog che da sempre ha guardato e sostenuto idee innovative come questa per la costruzione di un futuro migliore. Tutti insieme.
qualche giorno fa assistevo piacevolmente ad una riunione vicino a scuola di mio figlio in cui presentavi/spiegavi un'iniziativa chiamata piedibus, che sarà utile per il futuro della scuola e, più immediatamente al futuro di mio figlio.
Trovo l'idea di creare un autobus formato da una colonna di bambini accompagnati da un'adulto tanto semplice quanto innovativa; certo, non ho spulciato la rete in cerca di capire se qualcuno prima di voi ci aveva già pensato, ma infondo anche se fosse non ci sarebbe nessun male ad ispirarsi a chi, tanto per cambiare (e soprattutto in politica) ha voglia di rimescolare il mazzo, ma anche cambiare il gioco in totale controtendenza con quello che succede oggi, in questa nostra Italia.
Ma torniamo all'idea. Mentre ieri assistevo alla presentazione provavo a vedere l'iniziativa fra 10 anni. Quello che potenzialmente Piedibus potrebbe (e non credo che tutti in quella stanza se ne rendessero conto) rappresentare è un radicale cambio nel modo di pensare della gente.
Chi mi conosce sa che appena fa caldo cerco di portare mio figlio a scuola in bicicletta e che se posso evito l'imbottigliamento mattutino delle zone scolastiche. Penso che il pensiero attuale sia quello di muoversi in macchina anche per fare due metri. E credo che alle volte non ci si ponga nemmeno il problema di pensare ad un'alternativa.
Ieri (ma già da tempo in realtà) questo invece è successo; qualcuno ha posto l'alternativa che oltre a sgomberare le strade, educherà i nostri figli ad andare per strada con nuove segnaletiche, nuovi percorsi tutti per loro che forse li faranno sentire maggiormente cittadini di un posto attento a loro.
Inutile dire quanto questo possa essere toccante per un genitore, che magari sentirà il proprio figlio più al sicuro per le strade, ma ripeto, e cercando di vedere tutto questo fra qualche anno, quando magari piedibus sarà la routine per la mobilità mattutina degli scolari, e gli adulti non staranno tanto a stupirsi per quello che un tempo è stata una "piccola" scommessa sulla quale qualcuno ha creduto con tutte le forze possibili nella speranza di far compiere ai nostri piccoli uomini un grande passo per l'umanità, e come cittadino voglio credere in questa iniziativa come suggerimento, esempio ma soprattutto come prima proposta di una lunga serie, dandone eco in questo blog che da sempre ha guardato e sostenuto idee innovative come questa per la costruzione di un futuro migliore. Tutti insieme.
lunedì 25 febbraio 2013
speriamo bene....
"Tutti i giornali sono d’accordo: Grillo ha riempito con i suoi ragazzi
la fatidica Piazza San Giovanni. Sono giovani, sono inesperti, sono
entusiasti: si torna a vivere. E’ questa l’umanità che ha fatto la
storia: quella che si è lanciata nella vita ingenuamente, forte soltanto
del proprio entusiasmo, della sicurezza che essere uomini significhi
sognare, sperare, amare, godere, gioire, e credere di riuscirci
lavorando strenuamente per realizzare il sogno.
Siamo usciti, con questi sognatori, dall’incubo peggiore che gli Italiani si siano mai trovati a sperimentare, malgrado il loro lungo passato pieno di catastrofi: non avere un futuro. Non avere ciò che sostanzia, per ogni uomo, l’idea di futuro: che sarà bello, gioioso, nuovo, diverso, ricco di vita. Può forse il pareggio di bilancio, per quanto lo si prospetti come indispensabile, costituire “Il Futuro”? Può forse la Banca Centrale Europea, per quanti bond italiani sia disposta ad acquistare, vestire i panni della Fata Turchina? Basta, sì basta! Abbiamo assoluto bisogno di tornare a vivere la vita vera, quella che ha sempre reso ricchissimi gli Italiani anche quando erano poveri: la capacità di credere nel futuro, di lavorare per il futuro, nella bellezza della propria terra, nella fiducia del suo “stellone” gioioso e fortunato.
Tutto questo è stato deliberatamente ucciso, seppellito nel mondo lugubre dei sacerdoti del denaro, sordi e ciechi di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accumulo delle proprie monete. Economisti e banchieri si sono impadroniti dell’Europa e hanno scelto l’Italia come centro sperimentale del proprio potere, dove cominciare a sostituirsi ai politici, ormai del tutto succubi e corrotti. Ci sono riusciti con tanta facilità da rimanerne stupiti essi stessi. Forse non avevano immaginato, pur nella loro immensa presunzione, che sarebbe bastato il tintinnio delle monete a farsi addirittura chiamare da politici e capi di stato per governare al loro posto. Nel giro di un anno hanno costretto al suicidio 45 imprenditori. Un risultato davvero di tutto rispetto! L’Italia non è mai stato un paese da suicidio, neanche in tempo di guerra. I membri del governo, però, sono rimasti impassibili. Sono dei “fannulloni” questi italiani, purtroppo: sanno soltanto lamentarsi. Il giorno successivo al suicidio di un imprenditore Mario Monti è andato a consolare, non la famiglia disperata, ma i funzionari di Equitalia: quelli sì che sono dei solerti lavoratori!
La verità è che con la tirannide dei banchieri-politici si è diffusa nell’aria la certezza della loro incancrenita disumanità. L’arido deserto della loro anima è incompatibile con la vita. Hanno ingoiato, distruggendoli, tutti i sentimenti, gli affetti, i valori nei quali gli Italiani hanno creduto, e per i quali hanno lavorato e combattuto fin dall’inizio della loro storia. Tutto è stato azzerato, in nome del bilancio, in nome di una moneta. Perfino la Chiesa si è azzittita. Dopo aver sempre proclamato il primato dello spirito sulla materia, non ha avuto la forza di ribellarsi al primato del dio euro. C’è stato, a Sanremo, il “segno” della morte dell’italianità, un segno che soltanto il pensiero italiano poteva inventare: la deliberata, consapevole cacofonia della canzone Mononota.
Adesso, però, i giovani di Grillo hanno lanciato il grido della speranza: “politici, andate a casa!”. Per prima cosa, dunque, un Presidente della Repubblica che non appartenga ai partiti, che non sia né un economista né un banchiere, che non piaccia ai politici e non sia un fiancheggiatore dei politici, ma che rappresenti davvero gli Italiani, quello per cui tutto il mondo ha sempre apprezzato gli Italiani: l’arte, la poesia, la musica." Ida Magli
Siamo usciti, con questi sognatori, dall’incubo peggiore che gli Italiani si siano mai trovati a sperimentare, malgrado il loro lungo passato pieno di catastrofi: non avere un futuro. Non avere ciò che sostanzia, per ogni uomo, l’idea di futuro: che sarà bello, gioioso, nuovo, diverso, ricco di vita. Può forse il pareggio di bilancio, per quanto lo si prospetti come indispensabile, costituire “Il Futuro”? Può forse la Banca Centrale Europea, per quanti bond italiani sia disposta ad acquistare, vestire i panni della Fata Turchina? Basta, sì basta! Abbiamo assoluto bisogno di tornare a vivere la vita vera, quella che ha sempre reso ricchissimi gli Italiani anche quando erano poveri: la capacità di credere nel futuro, di lavorare per il futuro, nella bellezza della propria terra, nella fiducia del suo “stellone” gioioso e fortunato.
Tutto questo è stato deliberatamente ucciso, seppellito nel mondo lugubre dei sacerdoti del denaro, sordi e ciechi di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accumulo delle proprie monete. Economisti e banchieri si sono impadroniti dell’Europa e hanno scelto l’Italia come centro sperimentale del proprio potere, dove cominciare a sostituirsi ai politici, ormai del tutto succubi e corrotti. Ci sono riusciti con tanta facilità da rimanerne stupiti essi stessi. Forse non avevano immaginato, pur nella loro immensa presunzione, che sarebbe bastato il tintinnio delle monete a farsi addirittura chiamare da politici e capi di stato per governare al loro posto. Nel giro di un anno hanno costretto al suicidio 45 imprenditori. Un risultato davvero di tutto rispetto! L’Italia non è mai stato un paese da suicidio, neanche in tempo di guerra. I membri del governo, però, sono rimasti impassibili. Sono dei “fannulloni” questi italiani, purtroppo: sanno soltanto lamentarsi. Il giorno successivo al suicidio di un imprenditore Mario Monti è andato a consolare, non la famiglia disperata, ma i funzionari di Equitalia: quelli sì che sono dei solerti lavoratori!
La verità è che con la tirannide dei banchieri-politici si è diffusa nell’aria la certezza della loro incancrenita disumanità. L’arido deserto della loro anima è incompatibile con la vita. Hanno ingoiato, distruggendoli, tutti i sentimenti, gli affetti, i valori nei quali gli Italiani hanno creduto, e per i quali hanno lavorato e combattuto fin dall’inizio della loro storia. Tutto è stato azzerato, in nome del bilancio, in nome di una moneta. Perfino la Chiesa si è azzittita. Dopo aver sempre proclamato il primato dello spirito sulla materia, non ha avuto la forza di ribellarsi al primato del dio euro. C’è stato, a Sanremo, il “segno” della morte dell’italianità, un segno che soltanto il pensiero italiano poteva inventare: la deliberata, consapevole cacofonia della canzone Mononota.
Adesso, però, i giovani di Grillo hanno lanciato il grido della speranza: “politici, andate a casa!”. Per prima cosa, dunque, un Presidente della Repubblica che non appartenga ai partiti, che non sia né un economista né un banchiere, che non piaccia ai politici e non sia un fiancheggiatore dei politici, ma che rappresenti davvero gli Italiani, quello per cui tutto il mondo ha sempre apprezzato gli Italiani: l’arte, la poesia, la musica." Ida Magli
giovedì 31 gennaio 2013
pizza e kebab diurno
Non tutti sanno che, molto tempo fa, quando ero un giovane web designer in erba (praticamente come oggi ma solo meno giovane ;) una delle prime realtà professionali in cui mi trovai a lavorare (1999/2000) fu un'agenzia che operava nei campi del web e dell'editoria della quale mai, prima di oggi, avrei pensato di scrivere qui.
Ricordo che quando iniziai a lavorare li fui felice di ritrovare due cari compagni di scuola, Barbara e Michele, e ricordo con piacere che grazie a loro e al gruppo che andò formandosi in quegli anni lavorando li vi furono alcuni dei momenti più belli che ad oggi ricordo sempre con estremo piacere.
Fu in quel contesto che conobbi Giorgio, quello che li dentro, oltre ad essere uno dei miei capi copriva il ruolo di direttore creativo (in quegli anni manco sapevo cosa fosse, un direttore creativo...)
Oggi penso di poter dire, ricordando quei giorni, che li dentro ci siano stati momenti che in altri posti ho faticato a ritrovare.
Forse era la squadra piccola, forse ci si conosceva già per alcuni di noi, forse alle volte non si sapeva esattamente dove si stesse andando. Ma quel gruppo aveva una grande potenzialità professionale e un'innata capacità di volgere i momenti e le decisioni difficili in positivo minimzando, ridicolizzando, rendendo a volte grottesche le situazioni e quindi inspiegabilmente risolvendo i problemi.
E a cercare la battuta, a sdrammatizzare e farci fare una grassa risata alla fine c'era sempre Giorgio. e questo gli risultava talmente naturale che raramente si percepiva tensione in quell'ufficio.
Dio Santo. Quante risate. Ancora oggi nelle scorribande di facebook ricordare quei giorni con B e M mi fa piangere dalle risate dietro al monitor mentre ci ripenso a distanza di anni e chilometri.
INCREDIBILE.
A tutto questo ho ripensato ieri sera. Per tutto questo ho riso per alcuni attimi nel silenzio di casa mia, e per tutto questo sorrido tutt'ora con gli occhi carichi di lacrime, pensando che in queste ore proprio Giorgio ci ha lasciato.
Lo stesso che ci faceva sembrare tutto più facile, che ci difendeva contro i clienti ed, al di la di tutto una delle persone per cui, nel bene o nel male oggi sono ancora un web designer in erba con tante speranze per il futuro.e un po' più di esperienza ed anni sulle spalle.
Ciao Giorgio!
Ricordo che quando iniziai a lavorare li fui felice di ritrovare due cari compagni di scuola, Barbara e Michele, e ricordo con piacere che grazie a loro e al gruppo che andò formandosi in quegli anni lavorando li vi furono alcuni dei momenti più belli che ad oggi ricordo sempre con estremo piacere.
Fu in quel contesto che conobbi Giorgio, quello che li dentro, oltre ad essere uno dei miei capi copriva il ruolo di direttore creativo (in quegli anni manco sapevo cosa fosse, un direttore creativo...)
Oggi penso di poter dire, ricordando quei giorni, che li dentro ci siano stati momenti che in altri posti ho faticato a ritrovare.
Forse era la squadra piccola, forse ci si conosceva già per alcuni di noi, forse alle volte non si sapeva esattamente dove si stesse andando. Ma quel gruppo aveva una grande potenzialità professionale e un'innata capacità di volgere i momenti e le decisioni difficili in positivo minimzando, ridicolizzando, rendendo a volte grottesche le situazioni e quindi inspiegabilmente risolvendo i problemi.
E a cercare la battuta, a sdrammatizzare e farci fare una grassa risata alla fine c'era sempre Giorgio. e questo gli risultava talmente naturale che raramente si percepiva tensione in quell'ufficio.
Dio Santo. Quante risate. Ancora oggi nelle scorribande di facebook ricordare quei giorni con B e M mi fa piangere dalle risate dietro al monitor mentre ci ripenso a distanza di anni e chilometri.
INCREDIBILE.
A tutto questo ho ripensato ieri sera. Per tutto questo ho riso per alcuni attimi nel silenzio di casa mia, e per tutto questo sorrido tutt'ora con gli occhi carichi di lacrime, pensando che in queste ore proprio Giorgio ci ha lasciato.
Lo stesso che ci faceva sembrare tutto più facile, che ci difendeva contro i clienti ed, al di la di tutto una delle persone per cui, nel bene o nel male oggi sono ancora un web designer in erba con tante speranze per il futuro.e un po' più di esperienza ed anni sulle spalle.
Ciao Giorgio!
lunedì 30 aprile 2012
Ciao Vale
Circa tre mesi (ma forse più) fa da oggi ho avuto una notizia che mi ha fatto crollare un pezzettino di terra sotto ai piedi. Avevo sentito il mio ex direttore creativo, donna molto preparata nel suo campo, e negli anni a venire dal giorno in cui ho lavorato con lei anche una buona amica. Durante la telefonata mi diceva in anteprima di essere intenzionata a voler chiudere con la comunizione e, visto che negli ultimi anni ci si era occupati di internet e turismo, aprire una propria struttura ricettiva e cambiare vita.
Ho ripensato agli ultimi sette anni della mia vita. Ho rivisto me ventisettenne cominciare in quell'ufficio e ho rivisto tutto quello che in sette anni ho vissuto ed imparato. e mi è caduto un pezzo di mondo sotto ai piedi come dicevo...
Pochi giorni fa l'ho risentita. Mi è spiaciuto davvero ripensare agli anni in cui lavorare con lei era una questione di creatività, e non di marketing. mi è spaiciuto perchè forse, uno dei motivi per cui le nostre strade si sono divise è perchè non mi divertivo più come una volta a lavorare li (sempre sotto ilpunto di vista creativo).
Certo, in sette anni abbiamo visto alti e bassi. ma chi non li ha...
L'importante è che se oggi ho ancora passione per quello che faccio, forse lo devo anche a lei.
Certo, se oggi ripenso ancora alla notizia nel momento in cui mi è stata data un po'mi rattristo. Però apprezzo questa sua decisione. L'apprezzo per vari motivi; per il coraggio di buttarsi nell'incertezza (cosa che è capitata anche a me qualche mese fa e di cui devo uterirmente ringraziare) il lasciare largo ai giovani, per'l'onesta con se stessi nel volere di più e forse di capire che per se stessi è giusto cambiare direzione.Se ripenso a qualche postata fa non è sempre facile capire quando nel proprio posto di lavoro si può ancora fare la differenza; sono in pochi a capirlo, e per la posizione in cui lei era credo che anche in questo senso la decisione sia stata esemplare.
Quindi, se da un lato sono dispiaciuto da un'altro sono contento per lei. E a pensarci bene credo che infondo questo faccia parte della vita. Lei ha sempre lavorato credendoci, e lo farà ancora dove è adesso. Ha motivato me in molte cose a fare sempre meglio, e anche se non spetta a me giudicare lei o me per quanto ha fatto nella sua carriera di pubblicitaria oggi amo il mio lavoro. e questo è quanto basta a decretare che meriti il mio rispetto ed affetto.
Per cui grazie Valeria, spero di aver ereditato abbastanza da te per riuscire a fare del mondo il posto migliore che hai sempre cercato di mostrarmi!
Ho ripensato agli ultimi sette anni della mia vita. Ho rivisto me ventisettenne cominciare in quell'ufficio e ho rivisto tutto quello che in sette anni ho vissuto ed imparato. e mi è caduto un pezzo di mondo sotto ai piedi come dicevo...
Pochi giorni fa l'ho risentita. Mi è spiaciuto davvero ripensare agli anni in cui lavorare con lei era una questione di creatività, e non di marketing. mi è spaiciuto perchè forse, uno dei motivi per cui le nostre strade si sono divise è perchè non mi divertivo più come una volta a lavorare li (sempre sotto ilpunto di vista creativo).
Certo, in sette anni abbiamo visto alti e bassi. ma chi non li ha...
L'importante è che se oggi ho ancora passione per quello che faccio, forse lo devo anche a lei.
Certo, se oggi ripenso ancora alla notizia nel momento in cui mi è stata data un po'mi rattristo. Però apprezzo questa sua decisione. L'apprezzo per vari motivi; per il coraggio di buttarsi nell'incertezza (cosa che è capitata anche a me qualche mese fa e di cui devo uterirmente ringraziare) il lasciare largo ai giovani, per'l'onesta con se stessi nel volere di più e forse di capire che per se stessi è giusto cambiare direzione.Se ripenso a qualche postata fa non è sempre facile capire quando nel proprio posto di lavoro si può ancora fare la differenza; sono in pochi a capirlo, e per la posizione in cui lei era credo che anche in questo senso la decisione sia stata esemplare.
Quindi, se da un lato sono dispiaciuto da un'altro sono contento per lei. E a pensarci bene credo che infondo questo faccia parte della vita. Lei ha sempre lavorato credendoci, e lo farà ancora dove è adesso. Ha motivato me in molte cose a fare sempre meglio, e anche se non spetta a me giudicare lei o me per quanto ha fatto nella sua carriera di pubblicitaria oggi amo il mio lavoro. e questo è quanto basta a decretare che meriti il mio rispetto ed affetto.
Per cui grazie Valeria, spero di aver ereditato abbastanza da te per riuscire a fare del mondo il posto migliore che hai sempre cercato di mostrarmi!
mercoledì 11 aprile 2012
In supporto al fisico
Il concetto di identità sta invecchiando male. il concetto di supporto stesso a mio avviso è già troppo vecchio. Parto come al solito come un camionista che entra bestemmiando in una cattedrale. Ma che ci volete fare. Chiunque abbia un'idea che si si discosti dai comuni valori del contesto in cui vive è quasi sempre giudicato male.
Fatto stà che il supporto è vecchio. E' fico ma è vecchio. E se da un lato ci sarà sempre spazio per gli scaffali e le collezioni di vecchi supporti dall'altra la naturale evoluzione dell'uomo si chiama inevitabilmente digitale. Meno spazio da occupare per questi sette miliardi di esseri viventi che saranno sempre di più ed hanno bisogno sempre di ambienti, case, edifici più grandi.
Perchè se qualcuno pensa che io stia ancora parlando di cd, cassette, film, foto in realtà sto già pensando a quando forse chi fino a ieri ha provato (riuscendoci) ad allungare la vita media dell'uomo prima con migliori condizioni igieniche, poi con i vaccini e le medicine, domani/oggi con la clonazione (argomento che suscita allucinanti scismi di correnti di pensiero) fra qualche anno troverà in via teorica, la maniera di trasporre le nostre esistenze in quello che oggi è la rete.
Certo gli argomenti dai quali si può partire a questo punto sono moltissimi, ma fatemi procedere con ordine.
Molti anni fa parlavo di clonazione con un'amica che al tempo era molto timorata di Dio.
Le posizioni erano ovviamente impostate sulla moralità dell'atto che la clonazione stessa suggerisce, sul tentare di capire quanto sia giusta e se sia giusto ricorrervi. Ora, capisco benissimo che la clonazione possa portare a dei dubbi sull'effettivo uso smodato che l'uomo ne farebbe in nome della sua incoscenza. Ma come già detto, benchè porsi al posto di dio in certe scelte è oggi argomento da non affrontare in maniera forse troppo scontata. Ma chiedete ad ognuno di voi, se io avessi un parente in carrozzella in seguito ad una disgrazia, e sapendo che con la clonazione questa persona può tornare a camminare, che posizione avrei? Credo che gran pochi avrebbero dubbi. e se sulla carrozzella ci foste voi?
Ecco, questo costituisce una sottile linea attorno alla quale la moralità degli individui si mette in discussione da tempo ormai immemore. e facendo qualche passo indietro, se non fossero state debellate malattie come lebbra e peste grazie all'avanzamento scentifico umano?
Penso improponibile vedere perplessità su scelte come la clonazione oggi. C'è chi dice che l'umanità non è pronta, c'è chi teme la sovrappopolazione. Ma secondo me sono tutti timori superabili; L'umanità, la testa della gente è troppo attaccata ai contesti in cui vive, e quello che alle volte quello che realmente manca è il buon senso. e se da un lato è vero che per ogni scoperta c'è chi potrà trovare un risvolto malvagio e cattivo, economicamente conveniente o terribilmente elitario, dall'altro c'è sempre la speranza che l'umanità stia imparando ad imparare.
Fatto stà che il supporto è vecchio. E' fico ma è vecchio. E se da un lato ci sarà sempre spazio per gli scaffali e le collezioni di vecchi supporti dall'altra la naturale evoluzione dell'uomo si chiama inevitabilmente digitale. Meno spazio da occupare per questi sette miliardi di esseri viventi che saranno sempre di più ed hanno bisogno sempre di ambienti, case, edifici più grandi.
Perchè se qualcuno pensa che io stia ancora parlando di cd, cassette, film, foto in realtà sto già pensando a quando forse chi fino a ieri ha provato (riuscendoci) ad allungare la vita media dell'uomo prima con migliori condizioni igieniche, poi con i vaccini e le medicine, domani/oggi con la clonazione (argomento che suscita allucinanti scismi di correnti di pensiero) fra qualche anno troverà in via teorica, la maniera di trasporre le nostre esistenze in quello che oggi è la rete.
Certo gli argomenti dai quali si può partire a questo punto sono moltissimi, ma fatemi procedere con ordine.
Molti anni fa parlavo di clonazione con un'amica che al tempo era molto timorata di Dio.
Le posizioni erano ovviamente impostate sulla moralità dell'atto che la clonazione stessa suggerisce, sul tentare di capire quanto sia giusta e se sia giusto ricorrervi. Ora, capisco benissimo che la clonazione possa portare a dei dubbi sull'effettivo uso smodato che l'uomo ne farebbe in nome della sua incoscenza. Ma come già detto, benchè porsi al posto di dio in certe scelte è oggi argomento da non affrontare in maniera forse troppo scontata. Ma chiedete ad ognuno di voi, se io avessi un parente in carrozzella in seguito ad una disgrazia, e sapendo che con la clonazione questa persona può tornare a camminare, che posizione avrei? Credo che gran pochi avrebbero dubbi. e se sulla carrozzella ci foste voi?
Ecco, questo costituisce una sottile linea attorno alla quale la moralità degli individui si mette in discussione da tempo ormai immemore. e facendo qualche passo indietro, se non fossero state debellate malattie come lebbra e peste grazie all'avanzamento scentifico umano?
Penso improponibile vedere perplessità su scelte come la clonazione oggi. C'è chi dice che l'umanità non è pronta, c'è chi teme la sovrappopolazione. Ma secondo me sono tutti timori superabili; L'umanità, la testa della gente è troppo attaccata ai contesti in cui vive, e quello che alle volte quello che realmente manca è il buon senso. e se da un lato è vero che per ogni scoperta c'è chi potrà trovare un risvolto malvagio e cattivo, economicamente conveniente o terribilmente elitario, dall'altro c'è sempre la speranza che l'umanità stia imparando ad imparare.
giovedì 29 marzo 2012
D.I.Y.
Salto a piè pari lo spiegarvi cosa è il D.I.Y. copiando ed incollando spudoratamente da wikipedia.
"Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, ossia fallo da te) è un'etica nata e diffusa all'interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale[1], espresso nello slogan DIY not EMI[1], e la formazione di etichette indipendenti[1] con cui pubblicare i propri album."
Da inguaribile nostalgico dei bei tempi recenti andati ricordo le giornate passate a tentare di metter in piedi una etichetta indipendente che per un certo periodo produsse anche un paio di demo, oggi affermerei fieramente che, il D.I.Y., come un fantasma del passato, riemerge nella rete come filosofia, e non più nell'underground, ma come regola di vita.
Non mi aspetto che tutti capiscano o condividano (come sempre:) quello che scriverò; se da un lato la rete è una grande risorsa il cui potenziale percepibile per ora emerge come la punta di un iceberg, dall'altro ritengo che internet dal "basso" dei suoi 30 anni in cui è ufficialmente conosciuta dall'umanità stia ancora muovendo i suoi primi passi verso la totale comprensione ed accettazione umana.
Considerare la rete come elemento imprescindibile alla vita di tutti i giorni oggi rappresenta ancora un demone da parte di molti. Ma se si pensa a quanto oggi sia importante per i più un telefono cellulare, o ad avere una televisione per famiglia, piuttosto che un'automobile, internet entrerà nelle nostre esistenze come elemento fondamentale prima di quanto pensiamo.
E in tutto questo il concetto del D.I.Y., del fare le cose da sè, avrà un ruolo fondamentale nella rivoluzione digitale e nel condizionamento delle nostre vite.
Certo, non credo che chi negli anni ottanta si autoproduceva una demo in cassetta avrebbe mai pensato di precorrere così tanto i tempi dell'evoluzione del pensiero. Volgendo il mio pensiero ancora una volta alla musica oggi più che mai un gruppo musicale o un cant'autore può costrutire la propria immagine nella rete. I manifesti fotocopiati attaccati sui muri della propria città che una volta annunciavano la data di un concerto oggi sono gli altisonanti eventi di facebook e del fu myspace. Ma se con un po' di lungimiranza si rileggono queste ultime righe, la musica diventa solo un minuscolo tassello in una visione economica molto più grande se in un momento storico come questo ti chiami Italia e sei sotto crisi.
Tutto può essere evento, tutto può avere la credibilità in quello che può essere un libero mercato come internet. E prima che il pensiero di te che stai leggendo queste righe si rivolga verso a quanto triste e falso può essere, mi si permetta di far notare per la seconda volta che i tempi di internet non sono ancora maturi per dare alla rete l'assoluta credibilità e dimensione che questo spazio può (ora) e dovrà (poi) avere.
Wikipedia nasceva "ieri", ma come già detto non rappresenta altro che la radice, il sottobosco , assieme a concetti come quello di reputazione dell' utente gettato dal già più rodato e credibile ebay.
Siamo allora pronti per capire la rete e farne parte? La risposta, come già enunciato dall' inizio di questa postata a malincuore è ancora no, almeno non fino a quando questa troverà il modo per autoregolarsi, diventare uno strumento democratico in cui la credibilità arriverà dal basso, da noi.
E a chi mi da del sognatore, del visionario o semplicemente del folle rispondo: provate oggi voi a modificare una voce di wikipedia, a fare gli tronzi su ebay vendendo blu ray copiati alla gente o semplicemente a bestemmiare su fb. Ci scopriremo tutti più civili di quanto si possa pensare. fortunatamente.
"Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, ossia fallo da te) è un'etica nata e diffusa all'interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale[1], espresso nello slogan DIY not EMI[1], e la formazione di etichette indipendenti[1] con cui pubblicare i propri album."
Da inguaribile nostalgico dei bei tempi recenti andati ricordo le giornate passate a tentare di metter in piedi una etichetta indipendente che per un certo periodo produsse anche un paio di demo, oggi affermerei fieramente che, il D.I.Y., come un fantasma del passato, riemerge nella rete come filosofia, e non più nell'underground, ma come regola di vita.
Non mi aspetto che tutti capiscano o condividano (come sempre:) quello che scriverò; se da un lato la rete è una grande risorsa il cui potenziale percepibile per ora emerge come la punta di un iceberg, dall'altro ritengo che internet dal "basso" dei suoi 30 anni in cui è ufficialmente conosciuta dall'umanità stia ancora muovendo i suoi primi passi verso la totale comprensione ed accettazione umana.
Considerare la rete come elemento imprescindibile alla vita di tutti i giorni oggi rappresenta ancora un demone da parte di molti. Ma se si pensa a quanto oggi sia importante per i più un telefono cellulare, o ad avere una televisione per famiglia, piuttosto che un'automobile, internet entrerà nelle nostre esistenze come elemento fondamentale prima di quanto pensiamo.
E in tutto questo il concetto del D.I.Y., del fare le cose da sè, avrà un ruolo fondamentale nella rivoluzione digitale e nel condizionamento delle nostre vite.
Certo, non credo che chi negli anni ottanta si autoproduceva una demo in cassetta avrebbe mai pensato di precorrere così tanto i tempi dell'evoluzione del pensiero. Volgendo il mio pensiero ancora una volta alla musica oggi più che mai un gruppo musicale o un cant'autore può costrutire la propria immagine nella rete. I manifesti fotocopiati attaccati sui muri della propria città che una volta annunciavano la data di un concerto oggi sono gli altisonanti eventi di facebook e del fu myspace. Ma se con un po' di lungimiranza si rileggono queste ultime righe, la musica diventa solo un minuscolo tassello in una visione economica molto più grande se in un momento storico come questo ti chiami Italia e sei sotto crisi.
Tutto può essere evento, tutto può avere la credibilità in quello che può essere un libero mercato come internet. E prima che il pensiero di te che stai leggendo queste righe si rivolga verso a quanto triste e falso può essere, mi si permetta di far notare per la seconda volta che i tempi di internet non sono ancora maturi per dare alla rete l'assoluta credibilità e dimensione che questo spazio può (ora) e dovrà (poi) avere.
Wikipedia nasceva "ieri", ma come già detto non rappresenta altro che la radice, il sottobosco , assieme a concetti come quello di reputazione dell' utente gettato dal già più rodato e credibile ebay.
Siamo allora pronti per capire la rete e farne parte? La risposta, come già enunciato dall' inizio di questa postata a malincuore è ancora no, almeno non fino a quando questa troverà il modo per autoregolarsi, diventare uno strumento democratico in cui la credibilità arriverà dal basso, da noi.
E a chi mi da del sognatore, del visionario o semplicemente del folle rispondo: provate oggi voi a modificare una voce di wikipedia, a fare gli tronzi su ebay vendendo blu ray copiati alla gente o semplicemente a bestemmiare su fb. Ci scopriremo tutti più civili di quanto si possa pensare. fortunatamente.
lunedì 26 marzo 2012
Tanto per fare
Negli ultimi anni di scuola mi piaceva tanto quello che facevo. Lavoravo su dei sgangheratissimi 486 in un laboratorio che si diceva fosse l'avanguardia dell' innovazione.
Se penso che le macchine su cui lavoravamo avevano 4 mega di ram, già allora volevo morire. oggi a ripensarci ho il sangue da naso.
Ma mi piaceva quello che facevo, Mi piaceva talmente tanto che quando c'erano ore di assenza imprevista dai professori, mentre la quasi totalità dei rincoglioniti (ho scritto quasi!) che avevo in classe giocavano a carte o cercavano di capire l'immensità delle loro cavità nasali io sgattaiolavo dalla classe e mi infilavo in quella stanzetta con quei miseri monitor dalle tinte slavate a disegnare. e mi piaceva la maniera in cui quello che facevo mi stupiva; erano anni in cui mi sentivo veramente un pioniere nella grafica.
La parte difficile e dolorosa arrivava nel momento in cui dovevo presentare ai professori dei lavori al di sopra della media (non ero assolutamente il migliore, ma me la cavavo) rispetto a chi dietro al banco ci stava senza aver capito cosa voleva fare da grande. E non si pensi che affermo questo per una mia presunzione; a distanza d'anni oggi solo i migliori stanno lavorando grazie alla dedizione e all'impegno per quello in cui credevano oggi come ieri. E comunque non spiccavo certo per le mie capacità innate. ci lavoravo semplicemente di più degli altri.
Fatto sta che finiva sempre così. Io prendevo un buon voto, e la maggior parte non riusciva a consegnare il lavoro e prendeva voti di merda. Il più delle volte poi essendoci una media bassa il mio voto si abassava di conseguenza. ma lasciamo perdere.
Ma saltiamo ad oggi, sorvolando su quanto fosse sbagliato per i miei compagni di classe che io mi applicassi di più di loro.
Oggi, dopo quasi 20 anni, nulla è cambiato. Forse è peggiorato addirittura. In quasi tutti i posti di lavoro dove sono stato la gente non si rende conto della fortuna di poter fare di una passione un lavoro. E non sto parlando di lavori noiosi e ripetitivi. Sto parlando di creatività cazzo! Mi è veramente capitato di lavorare con grafici che non hanno voglia di fare il loro mestiere. E quello che non mi piace è che se uno ci tiene davvero alla fine non è giusto che lavori impegnandosi magari più degli altri. Questa cosa mi fa rabbia. e me ne fa tanta, perchè sono convinto ci sia gente che per lo stesso posto di lavoro sputerebbe sangue. E invece no. c'è chi una volta trovato il posto di lavoro se ne frega, fa il minimo sindacale 8 ore. E invece di rendersi conto del ruolo a cui è chiamato e della grande responsabilità che ha guarda male chi ci crede davvero, creando, migliorando, innovando.
Ecco, forse oltre alle ore in più nell'aula di informatica ci credevo anche più degli altri. e sento che ancora oggi e così....per mia fortuna.
Alla fine di quello si tratta, CREDERCI.
Non ti piace il tuo posto di lavoro? ti ci trovi male? Capi cattivi? Vattene! cambia lavoro! e non mi si venga a dire che c'è la crisi. In questi ultimi mesi ho cambiato due lavori e faccio ancora il grafico. Allora il fatto non è che non credi più nel posto di lavoro, il fatto è che non credi più nel tuo lavoro, ed allora trovati un altro posto, cambia genere, largo ai giovani, più affamati, più preparati. per uscire dal paese dei più raccomandabili ed entrare in quelli dei più bravi L'innovazione ha bisogno di idee nuove; per riuscire non c'è bisogno di gente che si lascia trasportare dalla corrente inerme, inoffensiva, tanto per fare.
Se penso che le macchine su cui lavoravamo avevano 4 mega di ram, già allora volevo morire. oggi a ripensarci ho il sangue da naso.
Ma mi piaceva quello che facevo, Mi piaceva talmente tanto che quando c'erano ore di assenza imprevista dai professori, mentre la quasi totalità dei rincoglioniti (ho scritto quasi!) che avevo in classe giocavano a carte o cercavano di capire l'immensità delle loro cavità nasali io sgattaiolavo dalla classe e mi infilavo in quella stanzetta con quei miseri monitor dalle tinte slavate a disegnare. e mi piaceva la maniera in cui quello che facevo mi stupiva; erano anni in cui mi sentivo veramente un pioniere nella grafica.
La parte difficile e dolorosa arrivava nel momento in cui dovevo presentare ai professori dei lavori al di sopra della media (non ero assolutamente il migliore, ma me la cavavo) rispetto a chi dietro al banco ci stava senza aver capito cosa voleva fare da grande. E non si pensi che affermo questo per una mia presunzione; a distanza d'anni oggi solo i migliori stanno lavorando grazie alla dedizione e all'impegno per quello in cui credevano oggi come ieri. E comunque non spiccavo certo per le mie capacità innate. ci lavoravo semplicemente di più degli altri.
Fatto sta che finiva sempre così. Io prendevo un buon voto, e la maggior parte non riusciva a consegnare il lavoro e prendeva voti di merda. Il più delle volte poi essendoci una media bassa il mio voto si abassava di conseguenza. ma lasciamo perdere.
Ma saltiamo ad oggi, sorvolando su quanto fosse sbagliato per i miei compagni di classe che io mi applicassi di più di loro.
Oggi, dopo quasi 20 anni, nulla è cambiato. Forse è peggiorato addirittura. In quasi tutti i posti di lavoro dove sono stato la gente non si rende conto della fortuna di poter fare di una passione un lavoro. E non sto parlando di lavori noiosi e ripetitivi. Sto parlando di creatività cazzo! Mi è veramente capitato di lavorare con grafici che non hanno voglia di fare il loro mestiere. E quello che non mi piace è che se uno ci tiene davvero alla fine non è giusto che lavori impegnandosi magari più degli altri. Questa cosa mi fa rabbia. e me ne fa tanta, perchè sono convinto ci sia gente che per lo stesso posto di lavoro sputerebbe sangue. E invece no. c'è chi una volta trovato il posto di lavoro se ne frega, fa il minimo sindacale 8 ore. E invece di rendersi conto del ruolo a cui è chiamato e della grande responsabilità che ha guarda male chi ci crede davvero, creando, migliorando, innovando.
Ecco, forse oltre alle ore in più nell'aula di informatica ci credevo anche più degli altri. e sento che ancora oggi e così....per mia fortuna.
Alla fine di quello si tratta, CREDERCI.
Non ti piace il tuo posto di lavoro? ti ci trovi male? Capi cattivi? Vattene! cambia lavoro! e non mi si venga a dire che c'è la crisi. In questi ultimi mesi ho cambiato due lavori e faccio ancora il grafico. Allora il fatto non è che non credi più nel posto di lavoro, il fatto è che non credi più nel tuo lavoro, ed allora trovati un altro posto, cambia genere, largo ai giovani, più affamati, più preparati. per uscire dal paese dei più raccomandabili ed entrare in quelli dei più bravi L'innovazione ha bisogno di idee nuove; per riuscire non c'è bisogno di gente che si lascia trasportare dalla corrente inerme, inoffensiva, tanto per fare.
venerdì 23 marzo 2012
le memorie di tutta una vita
La stampa sta morendo. Ad un sacco di persone si gireranno le unghie nell'orrore più totale ma è così. parto da un inizio così provocatorio pensando a mia moglie, che quando non è dilaniata dal sonno alla sera apre il suo libro sul comodino e legge. Lei adora leggere. Mi dice che lo fa fin da bambina. E leggere è una grande cosa. E penso a lei quando le ho parlato delle alternative al libro, dei vari visualizzatori di testi alternativi alla carta. Mi ritorna in mente la sua riluttanza nell'accettare che presto i libri saranno pezzi da museo.
Ma del resto è inevitabile. e senza sforare in tutto quello che è contenuto artistico e scaricabile noto come ci troviamo di fronte ad un cambiamento di cui non stiamo realizzando ne l'avvenire ne la grandezza.
Già Bezos di Amazon ha dichiarato di voler permettere a tutti di pubblicare il proprio libro, e quello che mi fa immensamente piacere è il vedere che una trasformazione del mercato ed in senso più lato dell'economia mondiale stanno avvenedo con più velocità di quello che staimo credendo.
Cosa ci sarà dopo lo scaricamento di un libro a pagamento? indubbiamente l'abbattimento di costi di produzione, ma guardando oltre la possibilità ad ognuno di noi di crearsi il lavoro in base a quello che è in grado di produrre. e stiamo parlando di musica, testi, consulenze, filmati, servizi arrivando alla fine a beni venduti direttamente. cambieranno i diritti di pubblicazione, concetti che stanno nascendo in questi anni ( creative commons è solo la punta dell' iceberg) costituiranno la naturale evoluzione di chi oggi pensa ancora di poter fare business sulla creatività altrui.
Ed in base a questo i flussi di domanda ed offerta finiranno di passare per le multinazionali che oggi convogliano ed indirizzano il mercato facendo sorgere i bisogni reali e non quelli fittizzi. Se dall'altra parte del mondo qualcuno creerà un carburante ecologico la rete ci permetterà di poter venire in contatto con chi lo ha pensato facendo correre la notizia e non tenendola oscurata perchè alla base della divulgazione delle notizie ci sarà un mezzo che non potrà essere veicolato da qualcuno.
I giovamenti che questo comporterà andranno inoltre non solo a beneficio di chi contribuirà a tagliare l'intermediazione del mercato, ma spariranno gli spechi produttivi, poichè la produzione sarà on demand e su ordinazione diretta. Gli ingombri, le librerie, gli scaffali di film e musica in tutti i suoi formati e appunto i sopraccitati libri spariranno dalla nostra vista per restare sempre con noi, anche a distanza d'anni sarà bello di poter pensare di non aver la nostra canzone preferita di dieci anni prima solo nei ricordi.
Mi affascina pensare che tutto questo non è poi così distante, anche se prima di abituarci questo forse dovremo abbandonare completamente il bisogno fisico di un supporto. ma infondo anche quella è una questione di tempo che sta inevitabilmente passando :)
Ma del resto è inevitabile. e senza sforare in tutto quello che è contenuto artistico e scaricabile noto come ci troviamo di fronte ad un cambiamento di cui non stiamo realizzando ne l'avvenire ne la grandezza.
Già Bezos di Amazon ha dichiarato di voler permettere a tutti di pubblicare il proprio libro, e quello che mi fa immensamente piacere è il vedere che una trasformazione del mercato ed in senso più lato dell'economia mondiale stanno avvenedo con più velocità di quello che staimo credendo.
Cosa ci sarà dopo lo scaricamento di un libro a pagamento? indubbiamente l'abbattimento di costi di produzione, ma guardando oltre la possibilità ad ognuno di noi di crearsi il lavoro in base a quello che è in grado di produrre. e stiamo parlando di musica, testi, consulenze, filmati, servizi arrivando alla fine a beni venduti direttamente. cambieranno i diritti di pubblicazione, concetti che stanno nascendo in questi anni ( creative commons è solo la punta dell' iceberg) costituiranno la naturale evoluzione di chi oggi pensa ancora di poter fare business sulla creatività altrui.
Ed in base a questo i flussi di domanda ed offerta finiranno di passare per le multinazionali che oggi convogliano ed indirizzano il mercato facendo sorgere i bisogni reali e non quelli fittizzi. Se dall'altra parte del mondo qualcuno creerà un carburante ecologico la rete ci permetterà di poter venire in contatto con chi lo ha pensato facendo correre la notizia e non tenendola oscurata perchè alla base della divulgazione delle notizie ci sarà un mezzo che non potrà essere veicolato da qualcuno.
I giovamenti che questo comporterà andranno inoltre non solo a beneficio di chi contribuirà a tagliare l'intermediazione del mercato, ma spariranno gli spechi produttivi, poichè la produzione sarà on demand e su ordinazione diretta. Gli ingombri, le librerie, gli scaffali di film e musica in tutti i suoi formati e appunto i sopraccitati libri spariranno dalla nostra vista per restare sempre con noi, anche a distanza d'anni sarà bello di poter pensare di non aver la nostra canzone preferita di dieci anni prima solo nei ricordi.
Mi affascina pensare che tutto questo non è poi così distante, anche se prima di abituarci questo forse dovremo abbandonare completamente il bisogno fisico di un supporto. ma infondo anche quella è una questione di tempo che sta inevitabilmente passando :)
mercoledì 14 marzo 2012
Che colpa hanno i videogiochi
Mio figlio ha 4 anni. Quando ne aveva 2 ed appoggiavo il mio
iphone sul tavolo, lui lo prendeva e sapeva usarlo per lanciare le apps e
giocarci. Ora, premesso che non ne vado fiero come chi mette i video del
proprio figlio che gioca con il tablet ad un anno (mai fatto), potrò comunque
sembrare forse irresponsabile nell'affermare che, se oggi mio figlio mi chiede
di giocare 10 minuti alla sera con la playstation (il che equivale a guardarmi
mentre gioco io :P ) Non ci vedo nulla di male.
Ma facciamo un salto indietro.
quando mio figlio aveva un anno, un giorno distante da oggi siedevo su di una
panchina e lo osservavo mentre giocava attorno alla fontana centrale della
piazza principale in città.
All'improvviso, guardando al
mio fianco, ho notato un fratellino ed una sorellina (lo avrei capito pochi
minuti dopo) giocare con due console portatili uno a fianco all'altro. Poi, all'
improvviso, il maschio si alza, va nel vicino negozio di giocattoli con
la mamma trascinandosela dietro di peso, e ne esce con un gioco nuovo di zecca,
si siede di nuovo, e non appena se ne rende conto, la sorellina, inizia ad
urlare che anche lei vuole il gioco nuovo. La mamma corre a prenderglielo. Poi,
rimessi i bambini sulla panchina si mette a parlare con un amica.
Io girandomi di colpo, ho fatto in tempo a salvare da morte certa
mio figlio che stava per tuffarsi in fontana :)
beh...non era certa
forse....
Ad ogni modo che, andando oltre a chi pensa che sia decisamente
paradossale portare tuo figlio al parco con un videogioco in tasca (cosa su cui
non mi soffermo e vado oltre perché condivido in pieno il non farlo) questo
avvenimento mi è restato impresso nella mente fino ad oggi, facendomi
riflettere su quante volte i videogiochi siano stati visti come la peste del
XXI secolo.
E mentre alcuni mi ricordano
quanto i giochi elettronici rincoglioniscano, Il mio pensiero torna a
questa sera, quando mio figlio mi ha chiesto se potevamo giocare. E' forse
questo che mi fa vedere il reale potenziale che i videogiochi (ed in senso lato
della multimedialità) possono avere. Perchè li conosco. Non come la madre che
li comprava per tenere buoni e lontano dal fango i figli.
E so che, come tutte le grandi
scoperte o le grandi mode che poi cambiano le società, anche i videogiochi, vengono
prima contestati e poi accettati.
Ripensando sempre a quel giorno so precisamente cosa non devo fare
come genitore.
Devo informarmi dei passatempi
che mio figlio sceglie, non devo puntare il dito sui videogiochi pensando che
tecnologie morte come la tv abbiano ancora spazio domani nella maniera che mio
figlio avrà di divertirsi, comunicare, informarsi ed informare.
Non credo ai videogiochi come
alla peste, ne penso che sparirà mai quello che ci faceva divertire ieri; non
credo che sparirà mai una bella partita a pallone al parco (o un bagno in
fontana?) o la fantasia nell'assemblare insieme dei pezzi di lego, o ancora il
disegnare su un foglio bianco, ma quello che credo fermamente è che sta al
nostro buon senso insegnare le regole del gioco ai nostri figli, confrontandoci
con loro ed evitando di ricadere vittima del giudizio generazionale che pesava
su chi nei 70 si è messo i jeans, negli 80 guardava la tv (e i porno inVHS)e nei 90
giocava con la playstation.
Ed insegnandogli le regole del
gioco, informandoci a nostra volta molto bene, magari insieme riusciremo ad infrangerle verso il prossimo schema :)
mercoledì 18 maggio 2011
Gli immigrati, una scintilla di innovazione per l’Italia
Di solito non mi piace copiare ed incollare, ma contro chi si rifiuta di capire una prospettiva diversa sulle cose alle volte è illuminante.
Da Wired:
"Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.
Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e...).
Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?
Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli. "
Grazie Riccardo Luna.
Da Wired:
"Facciamo il caso che domani incontrate uno che vuole sparare ai clandestini prima che sbarchino sulle nostre coste. O anche solo fermarli con un blocco navale. Oppure, più comunemente, uno che abbia una umanissima paura, e che li veda come una disgrazia. Insomma, uno che diversamente da voi non abbia capito che gli immigrati sono un piccolo problema logistico da risolvere se ti chiami Italia e insieme una grande benedizione per un paese vecchio e stanco come il nostro.
Quelli che oggi ci appaiono come un popolo lacero e disperato, sono in realtà potenzialmente una scintilla di innovazione. Come lo furono in Silicon Valley dove indiani e cinesi, quando India e Cina erano ancora quasi terzo mondo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel boom tecnologico. Perché chi si lascia tutto alle spalle per cercare fortuna ha fame non solo di pane ma di vita. E ha coraggio. Sono affamati e sono pazzi, direbbe Steve Jobs (che è figlio di un siriano, come Jeff Bezos ha origini cubane e Sergey Brin russe e Jerry Yang taiwanesi e...).
Ecco, non ci crederete, voi che avete il futuro negli occhi, ma ci sono italiani che non lo capiscono. E queste persone non le convincerete mai con la mozione degli affetti, la pietà umana o con il ricordo dei nostri trenta milioni di emigranti. Parlategli invece di soldi. Ditegli che gli immigrati già oggi pagano le pensioni ai nostri genitori e ai nostri nonni. Non è uno slogan, è un fatto. Ditegli che senza stranieri già oggi l’Italia resterebbe senza almeno la metà di pescatori, muratori, tate, colf, camionisti, raccoglitori, conciatori, addetti ai rifiuti: si tratta di tutti quei lavori che noi non facciamo più perché la fatica è inversamente proporzionale al guadagno, e visto che il guadagno è minimo, immaginate la fatica quanta può essere. Ditegli che fra dieci anni in Italia ci saranno 5 milioni di ultraottantenni e molti avranno bisogno di una badante: ci manderanno le loro figlie?
Ditegli insomma che se davvero sono dannatamente egoisti e vogliono fare solo il sacrosanto interesse dell’Italia, allora gli conviene far finta di essere generosi e tendere la mano a chi arriva. Si sentiranno dire “grazie”, ma se saremo capaci di accoglierli e integrarli, i disperati di oggi, siamo noi che presto dovremo ringraziarli. "
Grazie Riccardo Luna.
giovedì 3 marzo 2011
a new beginning?
Oggi, alcune persone da cui potrebbe seriamente dipendere il mio futuro, piuttosto di farmi tante domande dettate dalla circostanza per cui ero li mi hanno rivolto una domanda che non mi sarei mai aspettato in un contesto come era quello in cui mi trovavo.
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
Ad un certo punto del nostro discorso uno dei due mi ha chiesto:
"cosa è per te internet?"
Sbigottito per una manciata di secondi credo che un sorriso mi si sia dipinto in volto praticamente subito.
Forse questo anno e mezzo di blog mi è servito a prepararmi la risposta, ma il brivido che mi percorreva la schiena era dovuto al fatto che volevo rendere il concetto implicito nella mia risposta nella maniera più perfetta possibile.
"Per me internet è una speranza…"
Forse avrei potuto chiudere li il discorso. Lasciar loro intendere quello che avrebbero voluto sentirsi dire…Ma forte di una lezione sentita e studiata più volte ho pensato che non ci fosse posto migliore per esporre il mio pensiero, e credo fosse quello che volevano sentire.
"si…decisamente. Una speranza. una speranza che le cose potranno presto cambiare, che ci sarà un futuro più a misura di individuo, dove sarà possibile guardare oltre alla crisi con speranza e preparare un nuovo posto per mio figlio dove non sarà più necessario che lui si cerchi un lavoro, ma dove lui stesso potrà crearselo. Internet detterà le nuove norme dell'economia, dell'informazione, i blog non saranno una perdita di tempo ma racconteranno di tempi lontani in cui c'è chi li credeva di poter diffondere messaggi pieni di speranza sperando che qualcuno li ascoltasse. Forse non capiremmo mai come tutto questo cambierà, pochi hanno la lungimiranza di vedere cosa ci sarà, ma penso che sarà meglio di oggi, tempo in cui le generazioni non native di internet faticano ancora a capire come si accende il computer…. e dove nonostante tutto la rete aiuta popolazioni oppresse a rovesciare tirannie, si fa temere dai governi, aiuta la gente a ridurre le distanze e a dare davvero una possibilità a chi ha voglia di crederci davvero, a quelli come me"
venerdì 28 gennaio 2011
il senso del buonsenso
In questi giorni in più di un'occasione mi è capitato di parlare con persone in merito ai tempi in cui viviamo, in relazione a quello che vado scrivendo in queste pagine....
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
In molti casi ultimamente mi è capitato di trovarmi piuttosto "solo" nelle mie cavalcate entusiastiche verso il futuro....poichè molti miei coetanei (e non) vedono un futuro in cui, almeno marginalmente, il continuo susseguirsi di tecnologie il ritrovarci sempre di più serviti magari rischierà di indebolire lo spirito d'iniziativa umana, rammollendo sempre di più il genere umano...
Molti scrittori, soprattutto nel campo della fantascienza, l'hanno vista così. Alcuni addirittura (e nemmeno guardando troppo in la' negli anni) sono arrivati a teorizzare l'estinzione o quasi della razza umana, per la sua superbia nel voler cambiare il mondo infischiandosene di tutto.
Del resto, a ben vedere, come dare torto a prescindere a qualcuno che, provando a passare alla storia come visionario, magari ci ha pure azzeccato?
Se guardiamo a come il nostro pianeta ci sta dando il benservito dopo anni in cui abbiamo fatto finta di nulla sui rischi che le nostre scelte avrebbero potuto comportare ci sarebbe già da deprimersi, chiudere baracca e burattini ed aspettare il prossimo tsunami.
Ma non è per imbaracarmi nell'ennesima crociata ambientalista che sto scrivendo. Ne per ricadere su qualche altro argomento specifico. Altrimenti rischierei veramente di mostrare al mondo di quanto sono ignorante su tutto.
Per cui parlo a chi in questi giorni mi ha detto, più o meno pacatamente, che il futuro potrebbe non essere così squisitamente servito e riverito dalla tecnologia come alcuni vedono.
E sia chiaro, Sarò disposto ad accettare qualsiasi tipo di risposta. Credo che questo posto, se così lo si può chiamare, a suo tempo sia nato per questo. ed è proprio da qui che parte la mia idea, e la mia visione delle cose.
So i rischi a cui tutto questo potrebbe portarci un giorno. Non voglio non vederli. Ho già scritto di una nuova generazione che sta nascendo sotto il segno di internet, ma prima che a qualcuno questo susciti un brivido lungo la schiena, si pensi alle lezioni del passato che oggi l'umanità non ha ancora imparato, si pensi che oggi c'è ancora chi muore di fame, o chi non ha un'istruzione, Si pensi alla stagnazione che alcuni governi hanno voluto o stanno volendo per i loro popoli. Per schiavizzarli, ridurli in catene. Fino a quando qualcuno un giorno è morto per la terra che amava, ho ha reagito alla violenza con la non violenza.
DIVENTANDO ISTITUZIONE.
CAMBIANDO IL MONDO.
Per quello c'è da rabbrividire, forse ancora prima che per la merda che un bambino può trovare girando sulla rete.
E secondo me il punto è proprio quello. Non credo sia la tecnologia ad essere la potenziale minaccia per il futuro. Credo che sia l'uomo a farne un uso sbagliato. Certo, il discorso è forse troppo complesso per chiudersi in una frase tanto dogmatica quanto sintetica. Del resto, filosofeggiandoci su, è l'uomo che crea la tecnologia, per cui se lo scopo è malvagio anche la tecnologia lo sarà. L'intento per cui gli uomini compiono certi tipi di scelte. La consapevolezza delle conseguenze delle stesse.
IL BUONSENSO. E' quello che, in passato, è mancato. Forse troppo spesso. L'esclusività di alcune scelte a vantaggio di pochi, la mancanza di informazione a chi poi avrebbe subito. E quello che, ancora oggi, manca nell'essere umano.
E ciò che è peggio è che, a fronte di questa mancanza, si ha ancora bisogno di regole per sapere che puoi guardare e non toccare, annusare e non mangiare.
Ed è la società ad imporci tali regole, come soluzione al problema, sperando che poi un giorno, avremo imparato a stare al mondo annusando e guardando grazie quella regola che, fino al giorno prima, ci diceva come fare.
E questo che, secondo me come esseri umani cresciuti con le regole, non siamo nemmeno in grado di comprendere lontanamente.
Che gli imperi di oggi sono polveri di domani, e che tutto questo CAMBIERA'.
La rete è già l'esempio tangibile dell'inizio di questo cambiamento. I primi focolaii che già da tempo fanno da battistrada ci fanno già intravedere concetti nuovi come AUTOREGOLAZIONE, COMPORTAMENTO ETICO, RISPETTO, che benché sia una parola vecchia ad alcuni potrebbe suonare come nuova.
E' per questo che la vedo così rosea. Perché , infondo, forse siamo ancora tropo distanti per vedere chiaramente quello che questo periodo forse così importante per alcuni un giorno distante da oggi, decreterà forse che chi fino a ieri si è dovuto sacrificare non debba farlo anche domani, che in una maniera nuova e forse a noi "vecchi" della rete non del tutto chiara, i rapporti fra i popoli e i problemi ritenuti fino a ieri insormontabili possano essere superati insieme, abbattendo le barriere, sbriciolando gli status quo, e dandoci la possibilità di metterci il nostro buon senso, mostrando al mondo la gloria e la grandezza umana.
martedì 4 gennaio 2011
Il peso del mondo
Quello in cui stanno crescendo le generazioni internettizzate (quelle nate quando internet già c'era) è indubbiamente un periodo di transizione. So di non dire nulla di nuovo in realtà, e quanto appena detto mi rende tanto felice quanto preoccupato.
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
Felice perchè solo al pensare come internet si evolverà in TUTTI i campi renderà indubbiamente la vita migliore a mio figlio, ai nostri figli.
Immagino un futuro più prospero dove dove dalla vita di tutti i giorni ai problemi più complessi inerenti al perpetrarsi della vita umana tutto sarà più semplice.
Dove il lavoro non si dovrà più trovare, ma ognuno saprà crearselo, dove la qualità di ogni bene o servizio sarà reale per un inversione della comunicazione pubblicitaria, che partirà da cosa la gente pensi di questo o di quel prodotto, alla formula per curare una malattia o alla effettiva verdicità di una notizia.
Vedo un futuro di speranza, perchè dove oggi internet resta ancora un incognita per molti che non sanno cos'è o che non ne hanno accesso, un giorno quello che c'è dietro a questa grande privazione cadrà.
La mia preoccupazione invece, deriva dal fatto che come già detto questo periodo rappresenta una transizione storica che però non è ancora passata, e la responsabilità di questo passaggio è nelle nostre mani.
Benchè ormai le maniere di navigare si stiano sempre di più diversificando (basti pensare alla navigazione mobile, ai dispositivi altrenativi, ai sistemi di app ed ai sistemi operativi "chiusi") se da un lato queste nuove maniere di vedere la rete siano un'evoluzione della rete stessa, dall' altro sono un tentativo di avvicinare le generazioni che restano tagliate fuori, fornendo loro sistemi sempre più facili ed intuitivi per chi di computer o di rete non ci capisce nulla.
Con somma gioia vedo le generazioni avvicinarsi, i giovani tendere una mano ai vecchi senza necessariamente curarsi dei commenti di questi ultimi...
Cosa c'è di preoccupante allora?
C'è che, come addetto del settore, vedo sfide sempre più grandi nell'abbattimento di questa barriera, che infondo è veramente cosa di poco conto se paragonata alle generazioni ancoraa venire, ma che comunque getta le fondamenta per un solido ponte che traghetterà le nostre vite nel futuro.
Chi in questo settore ha fatto scuola ci insegna di saper stupire chi naviga la rete con i nostri prodotti prevedendo le necessità dei fruitori finali, e il sapere di poter cavalcare l'onda con idee sempre fresche e soprattutto che funzionano è, a fronte delle scoperte che continuamente si susseguono, un'obiettivo che se raggiunto oggi per chi di computer ci capisce poco e niente, un domani renderà la vita decisaente più facile a chi è nato con la pappa pronta. E se riusciremo a scaricarci dalle spalle il peso di questo mondo che ci rende le cose già molto difficili, immaginiamoci una strada già spianata per chi, domani, oltre ad ascoltarci, saprà anche spiegarci cosa staremo dicendo :)
venerdì 26 novembre 2010
l'estinzione
I dinosauri moriranno. L'estinzione è un processo che travolge ciclicamente e generazionalmente chi non impara a trovare nuove maniere per stare a a galla. e per stare a galla è sempre meno utile restare al passo con i tempi. Scopriere il presente oggi equivale a boccheggiare, e boccheggiare equivale a dire che hai le ore contate.
Per vivere e non sopravvivere bisogna guardare avanti.
Prendete i giornalisti e l'informazione ad esempio. Trovo sconcertante che in giro ci siano ancora giornali stampati. La carta stampata è vecchia nel momento in cui viene stampata.
La stampa non è più al passo con i tempi da almeno 20 anni. e in questi 20 anni le regole dell' informazione si sono sgretolate, in favore di nuovi media.
Ora i media classici sono un contenitore troppo piccolo per la verità,per l'informazione.
La figura del giornalista è troppo a rischio per elevarsi a baluardo della verità. da qualsiasi parte la si guardi son morti i mostri sacri del giornalismo italiano, e senza fare nomi sono pochi e sempre meno quelli che hanno il coraggio di dire la verità. E la verità è sempre stato un concetto troppo relativo per essere raccontata.
Ma i tempi sono destinati a cambiare. E se anche da molti filosofi e letterati la verità è sempre stata definita come relativa, Pensare che essa non sia assoluta nell'era di internet risulta semplicemente un anacronismo.
Anacronistico perchè se il media è a disposizione di tutti l'informazione è più precisa, più aggiornata, più credibile.
Assieme alle parole quello che viene detto può essere confermato e testimoniato da video, da tracce audio che confermano e documentano la realtà. E quando i media sono a disposizione di tutti, e non a disposizione di pochi c'è la possiiblità di replicare, smentire, capire, costruire un futuro migliore.
Per vivere e non sopravvivere bisogna guardare avanti.
Prendete i giornalisti e l'informazione ad esempio. Trovo sconcertante che in giro ci siano ancora giornali stampati. La carta stampata è vecchia nel momento in cui viene stampata.
La stampa non è più al passo con i tempi da almeno 20 anni. e in questi 20 anni le regole dell' informazione si sono sgretolate, in favore di nuovi media.
Ora i media classici sono un contenitore troppo piccolo per la verità,per l'informazione.
La figura del giornalista è troppo a rischio per elevarsi a baluardo della verità. da qualsiasi parte la si guardi son morti i mostri sacri del giornalismo italiano, e senza fare nomi sono pochi e sempre meno quelli che hanno il coraggio di dire la verità. E la verità è sempre stato un concetto troppo relativo per essere raccontata.
Ma i tempi sono destinati a cambiare. E se anche da molti filosofi e letterati la verità è sempre stata definita come relativa, Pensare che essa non sia assoluta nell'era di internet risulta semplicemente un anacronismo.
Anacronistico perchè se il media è a disposizione di tutti l'informazione è più precisa, più aggiornata, più credibile.
Assieme alle parole quello che viene detto può essere confermato e testimoniato da video, da tracce audio che confermano e documentano la realtà. E quando i media sono a disposizione di tutti, e non a disposizione di pochi c'è la possiiblità di replicare, smentire, capire, costruire un futuro migliore.
martedì 18 maggio 2010
30 (a punk rock story)
Qualche anno fa discutevo con un amico molto convinto politicamente delle sue idee riguardo al potere che il messaggio di una canzone poteva avere sulle masse. Lui mi diceva che le canzoni rispetto alle idee e alle apologie politiche non sono nulla…che l'ideale politico in se stesso aveva una forza troppo grande da aver condizionato la sua vita e il suo modo di provare sentimenti da non essere possibile che una canzone, una band o un genere musicale potessero accendere gli animi di più del vivere una vita in base ad un pensiero basato su di una corrente politica.
Perché vi racconto questo?
Ovviamente perché non sono del' idea del mio amico. Ma ancora di più perché nella data di oggi, la mia band preferita, i Bad Religion, festeggiano il loro trentesimo anniversario. E lo fanno in grande stile, e con un'attitudine che dopo trent'anni (traguardo raggiunto da pochi loro coetanei nella scena) li fanno apparire con lo smalto di un tempo.
Ecco perché sono qui. Per rendere loro omaggio. Per ringraziarli, per dire quel mio amico che si sbagliava. e soprattutto per raccontarvi una storia che solo chi mi è vicino mi ha sentito raccontare, e forse adesso, mentre legge queste righe pensa: "Oddio no! Ancora con la storia dei Bad Religion! qualcuno imbottisca il ciccione di tavor! Abbandonate la naveeeeee!"
Però io ci tengo a quella storia. Perché è quello che sono, e ne vado fiero. e in questa storia al mio fianco ci sono loro.
Certo,nella rete troverete un sacco di fan con la loro storia su quanto i Bad Religion abbiano contribuito nelle loro vite. Ma questa è la mia.
E la racconto oggi perché loro per me sono stati veramente un esempio da seguire in questi ultimi 16 anni.
È da quando questo blog esiste avrei voluto parlare dei Bad religion. Ed adesso che c'è un motivo valido per farlo eccomi qua.
Questo è un blog che parla di politica, scritto da uno che fino all'altro ieri teneva la testa sotto alla sabbia. Quello ieri erano più o meno 16 anni, in una del estati più assolate che io ricordi. e mai come oggi trovo in loro un senso più grande in quello che sono diventato grazie a quella estate.
Fu quella volta, mentre me ne stavo a correre con lo skateboard mai avrei pensato di arrivare a parlare oggi di quel gruppo di cui casualmente qualcuno (Gross?)
mise un loro disco.
Era l'anno dei Nofx, L'anno in cui conobbi gli youth of today, i Gorila biscuits, gli Agnostic front, L'estate al cui inizio ascoltavo ancora gli ACDC, i Def Lepard e i Megadeth.
Ricordo che quella canzone, "Tomorrow" mi fece chiedere in giro chi fosse quel gruppo, di dove fossero, e ricordo che mi lanciai disperatamente alla ricerca di qualche loro disco.
Solo qualche mese più tardi arrivai a trovare la copia della copia della copia di una cassetta dal'amico di un amico.Internet non c'era, e c'era gente sulle fanzines locali che vendeva le copie o si organizzava in etichette d'importazione parallela.
Quell' inverno consumai la cassetta, e in me riecheggia ancora Delirium of disorder, 21st century, ma la cosa più importante di quell'anno fu che vendetti il mio skate, il mio sega master system e non so cos'altro per comperarmi un basso elettrico.
Fondai i Freakazoids! con un mio amico e quello fu il primo di una lunga serie di gruppi. Quell' inverno cominciai a collezionare dischi di vinile. I primi che comperai furono Everything went black dei Black Flag e Generator dei Bad Religion.
da li a sei mesi avevo quasi tutta la loro discografia in vinile.
Lessi e mi tradussi i testi, capii chi era Greg Graffin e chi ci fosse dietro a quei poemi che scriveva. Capii fino in fondo fino a che punto loro credevano in quello che facevano, sviscerai ogni citazione letteraria dalle loro righe e cercai in vano di imitarne il senso etico,ed acne se loro sarebbero sempre stati i soli ed irraggiungibili posso dire di aver visto nei bad religion non solo una grande band, degli innovatori geniali nei pezzi che tutt'ora scrivono.
Io vidi in loro degli esseri umani esemplari, dei cittadini di un mondo che in vano provavano a cercare di rendere un posto migliore.
Ecco il tipo di esempio che ho seguito fermamente. E se prima la loro per me era "solo" un etica a livello comportamentale, oggi il loro vastissimo mondo si riconcilia nelle migliori tradizioni di questo blog e della mia rinnovata maniera di vedere le cose.
Qui ho sempre dato spazio al dialogo, alle nuove idee. Ho sempre cercato un confronto aperto, ho sempre cercato di avere un' apertura mentale in queste pagine, e benché io abbia le mie idee sono pronto ad essere criticato se in maniera costruttiva.
Ed è questa predisposizione a cercare di migliorare le cose tutti insieme piuttosto che ognuno per i fatti suoi che io ho imparato dalla loro musica.
È a tutto questo che oggi, mentre mi scaricavo questo loro "30" dalla loro home page che ho pensato.
Ho ripensato a quando tutto questo è cominciato e me ne sono innamorato, ho pensato a come tutto avrebbe potuto essere stato senza di loro.
Ho riflettuto all'etica che nei loro pensieri e nelle loro idee a suo tempo ho saputo e voluto vedere. Grazie a loro ho sognato un mondo migliore, per cui vale le pena di combattere e nella cui tragedia di tutti i giorni vale ancora la pena di credere che tutto può migliorare.
Buon compleanno Greg, Brett, Jay,Greg, Brian, Brooks, e a tutti gli altri che hanno suonato con voi e per noi. Grazie di esistere!
Perché vi racconto questo?
Ovviamente perché non sono del' idea del mio amico. Ma ancora di più perché nella data di oggi, la mia band preferita, i Bad Religion, festeggiano il loro trentesimo anniversario. E lo fanno in grande stile, e con un'attitudine che dopo trent'anni (traguardo raggiunto da pochi loro coetanei nella scena) li fanno apparire con lo smalto di un tempo.
Ecco perché sono qui. Per rendere loro omaggio. Per ringraziarli, per dire quel mio amico che si sbagliava. e soprattutto per raccontarvi una storia che solo chi mi è vicino mi ha sentito raccontare, e forse adesso, mentre legge queste righe pensa: "Oddio no! Ancora con la storia dei Bad Religion! qualcuno imbottisca il ciccione di tavor! Abbandonate la naveeeeee!"
Però io ci tengo a quella storia. Perché è quello che sono, e ne vado fiero. e in questa storia al mio fianco ci sono loro.
Certo,nella rete troverete un sacco di fan con la loro storia su quanto i Bad Religion abbiano contribuito nelle loro vite. Ma questa è la mia.
E la racconto oggi perché loro per me sono stati veramente un esempio da seguire in questi ultimi 16 anni.
È da quando questo blog esiste avrei voluto parlare dei Bad religion. Ed adesso che c'è un motivo valido per farlo eccomi qua.
Questo è un blog che parla di politica, scritto da uno che fino all'altro ieri teneva la testa sotto alla sabbia. Quello ieri erano più o meno 16 anni, in una del estati più assolate che io ricordi. e mai come oggi trovo in loro un senso più grande in quello che sono diventato grazie a quella estate.
Fu quella volta, mentre me ne stavo a correre con lo skateboard mai avrei pensato di arrivare a parlare oggi di quel gruppo di cui casualmente qualcuno (Gross?)
mise un loro disco.
Era l'anno dei Nofx, L'anno in cui conobbi gli youth of today, i Gorila biscuits, gli Agnostic front, L'estate al cui inizio ascoltavo ancora gli ACDC, i Def Lepard e i Megadeth.
Ricordo che quella canzone, "Tomorrow" mi fece chiedere in giro chi fosse quel gruppo, di dove fossero, e ricordo che mi lanciai disperatamente alla ricerca di qualche loro disco.
Solo qualche mese più tardi arrivai a trovare la copia della copia della copia di una cassetta dal'amico di un amico.Internet non c'era, e c'era gente sulle fanzines locali che vendeva le copie o si organizzava in etichette d'importazione parallela.
Quell' inverno consumai la cassetta, e in me riecheggia ancora Delirium of disorder, 21st century, ma la cosa più importante di quell'anno fu che vendetti il mio skate, il mio sega master system e non so cos'altro per comperarmi un basso elettrico.
Fondai i Freakazoids! con un mio amico e quello fu il primo di una lunga serie di gruppi. Quell' inverno cominciai a collezionare dischi di vinile. I primi che comperai furono Everything went black dei Black Flag e Generator dei Bad Religion.
da li a sei mesi avevo quasi tutta la loro discografia in vinile.
Lessi e mi tradussi i testi, capii chi era Greg Graffin e chi ci fosse dietro a quei poemi che scriveva. Capii fino in fondo fino a che punto loro credevano in quello che facevano, sviscerai ogni citazione letteraria dalle loro righe e cercai in vano di imitarne il senso etico,ed acne se loro sarebbero sempre stati i soli ed irraggiungibili posso dire di aver visto nei bad religion non solo una grande band, degli innovatori geniali nei pezzi che tutt'ora scrivono.
Io vidi in loro degli esseri umani esemplari, dei cittadini di un mondo che in vano provavano a cercare di rendere un posto migliore.
Ecco il tipo di esempio che ho seguito fermamente. E se prima la loro per me era "solo" un etica a livello comportamentale, oggi il loro vastissimo mondo si riconcilia nelle migliori tradizioni di questo blog e della mia rinnovata maniera di vedere le cose.
Qui ho sempre dato spazio al dialogo, alle nuove idee. Ho sempre cercato un confronto aperto, ho sempre cercato di avere un' apertura mentale in queste pagine, e benché io abbia le mie idee sono pronto ad essere criticato se in maniera costruttiva.
Ed è questa predisposizione a cercare di migliorare le cose tutti insieme piuttosto che ognuno per i fatti suoi che io ho imparato dalla loro musica.
È a tutto questo che oggi, mentre mi scaricavo questo loro "30" dalla loro home page che ho pensato.
Ho ripensato a quando tutto questo è cominciato e me ne sono innamorato, ho pensato a come tutto avrebbe potuto essere stato senza di loro.
Ho riflettuto all'etica che nei loro pensieri e nelle loro idee a suo tempo ho saputo e voluto vedere. Grazie a loro ho sognato un mondo migliore, per cui vale le pena di combattere e nella cui tragedia di tutti i giorni vale ancora la pena di credere che tutto può migliorare.
Buon compleanno Greg, Brett, Jay,Greg, Brian, Brooks, e a tutti gli altri che hanno suonato con voi e per noi. Grazie di esistere!
martedì 11 maggio 2010
chi ben comincia...
Sono stato via per un po', me ne scuso. So che chi mi è vicino sa che ho avuto degli ottimi motivi per non esserci .
Tuttavia, mentre seguivo la mia famiglia alla quale ho dovuto dedicare tutto il mio tempo....da distante ho seguito i primi passi del nuovo presidente della regione Veneto, Luca Zaia.
Ebbene fin dal primo momento mi sono scoperto abbastanza soddisfatto. Soddisfatto nel vedere che, dopo anni di autentica ignoranza da parte dei suoi più arditi esponenti, la lega sta passando secondo me un periodo storico nel quale ha deciso un po' di ripulirsi.
Basta battute sui negri, sui froci. Basta con le roccambolesche provocazioni da parte dei leader (S?) di questo a tratti ridicolo ed insopportabile movimento.
So che sono offensivo. Ed allora? vorrei che un leghista con un po' di sale in zucca mi desse torto. Motivandomi però il perchè secondo lui ho torto.
Perchè quando vedo queste cose non penso di poter aver torto.
Comunque, appena Zaia ha vinto, in me si è accesa una speranza. ho visto un altra lega, una persona abbastanza equilibrata, ma soprattutto una faccia nuova.
Questo mi ha dato speranza. Una faccia nuova.
Ma la speranza è duarata forse troppo poco. Purtroppo.
Scoppiata la polemica sulla pillola del giorno dopo, passando per un paventabile ritorno dell' Italia al nucleare per udire in sottofondo il suddetto presidente parlarmi dei nostri padri costituenti che erano federalisti fin dall'inizio piuttosto che intavolare discorsi utili alla collettività come la benedizione del Mc Italy ho capito:
Quel timido fazzoletto verde che spunta dal taschino è la punta di un iceberg molto più grande.
é una sfumatura su un concetto radicato nella gente, ora più artefatto, meglio confezionato di un tempo in cui la gente badava meno al packaging.
Ecco cosa è Luca Zaia. Un prodotto di marketing preparato ad arte per farci scorgere la parte più politicamente corretta della Lega.
Io non spaccio quest come una verità. Come ho detto all' inizio ero fiducioso.
E spero di sbagliarmi ancora. Certo....se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio...
Tuttavia, mentre seguivo la mia famiglia alla quale ho dovuto dedicare tutto il mio tempo....da distante ho seguito i primi passi del nuovo presidente della regione Veneto, Luca Zaia.
Ebbene fin dal primo momento mi sono scoperto abbastanza soddisfatto. Soddisfatto nel vedere che, dopo anni di autentica ignoranza da parte dei suoi più arditi esponenti, la lega sta passando secondo me un periodo storico nel quale ha deciso un po' di ripulirsi.
Basta battute sui negri, sui froci. Basta con le roccambolesche provocazioni da parte dei leader (S?) di questo a tratti ridicolo ed insopportabile movimento.
So che sono offensivo. Ed allora? vorrei che un leghista con un po' di sale in zucca mi desse torto. Motivandomi però il perchè secondo lui ho torto.
Perchè quando vedo queste cose non penso di poter aver torto.
Comunque, appena Zaia ha vinto, in me si è accesa una speranza. ho visto un altra lega, una persona abbastanza equilibrata, ma soprattutto una faccia nuova.
Questo mi ha dato speranza. Una faccia nuova.
Ma la speranza è duarata forse troppo poco. Purtroppo.
Scoppiata la polemica sulla pillola del giorno dopo, passando per un paventabile ritorno dell' Italia al nucleare per udire in sottofondo il suddetto presidente parlarmi dei nostri padri costituenti che erano federalisti fin dall'inizio piuttosto che intavolare discorsi utili alla collettività come la benedizione del Mc Italy ho capito:
Quel timido fazzoletto verde che spunta dal taschino è la punta di un iceberg molto più grande.
é una sfumatura su un concetto radicato nella gente, ora più artefatto, meglio confezionato di un tempo in cui la gente badava meno al packaging.
Ecco cosa è Luca Zaia. Un prodotto di marketing preparato ad arte per farci scorgere la parte più politicamente corretta della Lega.
Io non spaccio quest come una verità. Come ho detto all' inizio ero fiducioso.
E spero di sbagliarmi ancora. Certo....se è vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio...
sabato 27 marzo 2010
Lettera aperta al ministro Brunetta
Gentile Ministro, a qualche ora dalla sua nomina o sconfitta in merito alla carica di ministro di Venezia le scrivo. Per motivi di privacy occulterò volutamente la mia identità, ma se mai lei mi risponderà sarò ben lieto di fare la sua conoscenza di persona, e magari di confrontarmi con lei per altre domande, nel caso me ne saranno venute in mente per allora.
Perchè una ettera aperta? Ne ho letta qualcun'altra indirizzata a lei nella rete, ed ho deciso di provarci anche io, che scrivo da qualche mese in questo blog.
Una lettera aperta di solito alza dubbi e perplessità, non come altre sempre indirizzate a lei che ho letto. Ed io, come cittadino coscenzioso e padre di famiglia quale sono ho pensato, dopo aver letto nella rete il suo programma che fosse necessario un confronto proprio li, nella rete, il posto dove secondo me si può veramente provare a scommettere sul futuro per la nostra ripresa economica, ma ancora prima il posto dove, grazie a dio, ci si può confrontare direttamente senza intermediari...
Quindi, se lei come dice nel suo programma, avrà a cuore l'ampliamento della banda larga nella sua città e comeci dice, crede nelle nuove tecnologie, spero vorrà accogliere la mia lettera come uno spunto di discussione per spiegare ai suoi concittadini cosa avverrà dopo, se lei sarà eletto, ma oltre a questo, come lei potrà immaginarsi, ci sono alcune domande che io e penso qualche altro migliaio di Veneziani ci siamo posti durane il periodo della sua candidatura.
Bene.
Andiamo con le domande
1-Ministro, non le pare segno di incuranza per li tenere il suo attuale lavoro e oltre a quello di possibile futuro sindaco di Venezia. Mi stupisce che con una città dai bisogni così particolari lei non colga il bisogno particolare di una sua costante presenza....
Non pensa forse che sia giusto dedicare tutto il suo tempo ad una mansione così necessaria di un uomo sul campo?
2-Com'è possibile che Lei, proprio lei Ministro, che giusto "ieri" ha dichiarato guerra aperta ai fannulloni ed agli assenteisti (sulla cui questione vorrei che mi spiegasse come mai i suoi risultati sono stati ampiamente smentiti e contestati) "oggi" si trova al posto delle streghe che fino a ieri per professione, bruciava al rogo?
3-Si metta nei panni di un cittadino Veneziano: e la prego, risponda con sincerità; non le pare che, premessi i due punti precedenti, una persona non dovrebbe dare il suo voto a lei, nemmeno nel caso in cui il suo predecessore fosse stato un inetto totale (ho detto fosse)
Ho un ultma domanda Signor Ministro, e riguarderà il dopo, se di dopo si potrà parlare.
4- I lavori del Mo.Se. ;è al corrente che ci sono delle alternative concrete sui lavori che stanno bruciando denaro dei contriburenti e continueranno a farlo nelle generazioni future?
Mi rendo conto che quel progetto sia una storia senza fine...certo che se siamo in tempo a risparmiare qualche soldo...beh..veda lei!!!
Bene, direi che ci ho messo meno di quello che pensavo!
Onestamente non so se mai avrò una risposta a questa bloggata. Spero non si sia offeso, magari nel sentirsi rispondere alle solite domande, ma volevo sentire proprio lei!
So che sentirsi criticare non è mai bello...ma considerando che non sono stato poi così feroce Pensi a questa lettera come ad una comunione di idee ed un confronto pacifico.
La ringrazio e la saluto.
Perchè una ettera aperta? Ne ho letta qualcun'altra indirizzata a lei nella rete, ed ho deciso di provarci anche io, che scrivo da qualche mese in questo blog.
Una lettera aperta di solito alza dubbi e perplessità, non come altre sempre indirizzate a lei che ho letto. Ed io, come cittadino coscenzioso e padre di famiglia quale sono ho pensato, dopo aver letto nella rete il suo programma che fosse necessario un confronto proprio li, nella rete, il posto dove secondo me si può veramente provare a scommettere sul futuro per la nostra ripresa economica, ma ancora prima il posto dove, grazie a dio, ci si può confrontare direttamente senza intermediari...
Quindi, se lei come dice nel suo programma, avrà a cuore l'ampliamento della banda larga nella sua città e comeci dice, crede nelle nuove tecnologie, spero vorrà accogliere la mia lettera come uno spunto di discussione per spiegare ai suoi concittadini cosa avverrà dopo, se lei sarà eletto, ma oltre a questo, come lei potrà immaginarsi, ci sono alcune domande che io e penso qualche altro migliaio di Veneziani ci siamo posti durane il periodo della sua candidatura.
Bene.
Andiamo con le domande
1-Ministro, non le pare segno di incuranza per li tenere il suo attuale lavoro e oltre a quello di possibile futuro sindaco di Venezia. Mi stupisce che con una città dai bisogni così particolari lei non colga il bisogno particolare di una sua costante presenza....
Non pensa forse che sia giusto dedicare tutto il suo tempo ad una mansione così necessaria di un uomo sul campo?
2-Com'è possibile che Lei, proprio lei Ministro, che giusto "ieri" ha dichiarato guerra aperta ai fannulloni ed agli assenteisti (sulla cui questione vorrei che mi spiegasse come mai i suoi risultati sono stati ampiamente smentiti e contestati) "oggi" si trova al posto delle streghe che fino a ieri per professione, bruciava al rogo?
3-Si metta nei panni di un cittadino Veneziano: e la prego, risponda con sincerità; non le pare che, premessi i due punti precedenti, una persona non dovrebbe dare il suo voto a lei, nemmeno nel caso in cui il suo predecessore fosse stato un inetto totale (ho detto fosse)
Ho un ultma domanda Signor Ministro, e riguarderà il dopo, se di dopo si potrà parlare.
4- I lavori del Mo.Se. ;è al corrente che ci sono delle alternative concrete sui lavori che stanno bruciando denaro dei contriburenti e continueranno a farlo nelle generazioni future?
Mi rendo conto che quel progetto sia una storia senza fine...certo che se siamo in tempo a risparmiare qualche soldo...beh..veda lei!!!
Bene, direi che ci ho messo meno di quello che pensavo!
Onestamente non so se mai avrò una risposta a questa bloggata. Spero non si sia offeso, magari nel sentirsi rispondere alle solite domande, ma volevo sentire proprio lei!
So che sentirsi criticare non è mai bello...ma considerando che non sono stato poi così feroce Pensi a questa lettera come ad una comunione di idee ed un confronto pacifico.
La ringrazio e la saluto.
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